Sorelle ritrovate

Ritrovate le sorelle scomparse grazie a una videochiamata

Individuate grazie a una videochiamata, le bambine erano segregate.

Ritrovate le sorelle scomparse grazie a una videochiamata

Le sorelle Alisya e Sarah, scomparse da una casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo, sono state ritrovate a casa di una parente della madre a Formia. La loro individuazione è avvenuta grazie a una videochiamata, come spiegato in una conferenza stampa dal procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo.

La svolta è arrivata grazie a “una videochiamata della mamma partita verso un numero di telefono che era attenzionato e intestato a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa”. Il procuratore ha aggiunto: “Tra i tanti difetti della mamma c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie”.

Le condizioni delle sorelle

D’Angelo ha raccontato che, quando i carabinieri sono arrivati, si aspettavano di trovarsi di fronte a delinquenti o persone pericolose, ma hanno trovato una signora di 80 anni. Le ragazze erano segregate in una stanza, senza possibilità di uscire o aprire le persiane, e potevano solo guardare la televisione. “Quando questa colonna di carabinieri ha attraversato il paese, la gente li osservava con piacere e soddisfazione”, ha sottolineato il procuratore.

Il colloquio avuto con le sorelle ha lasciato un segno profondo in D’Angelo: “Provo dolore, mi porto ancora dentro il colloquio che ho avuto con loro perché sono stato la seconda, terza persona che ci ha parlato dopo le due carabiniere. Quando le abbiamo trovate non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora”.

Le dichiarazioni delle sorelle

Quando le bambine sono state portate via dall’abitazione dell’anziana signora, hanno espresso il desiderio di “voler stare con la mamma”. Tuttavia, D’Angelo ha precisato che “quello che dicono le bambine non ha un suo significato, non nel senso che non sia importante, ma da un punto di vista giuridico. Avremo modo di verificare come si sia sviluppato questo senso di predilezione nei confronti dell’uno o dell’altro genitore”.

Il procuratore ha concluso affermando che questa vicenda non ha nulla a che vedere con la criminalità, ma è il risultato di un “amore genitoriale malato”. Ha spiegato che i genitori delle bambine hanno rinunciato al primo dovere di chi diventa genitore: “essere portatori di un amore disinteressato, mettere al primo posto l’interesse dei minori”. Ha infine sottolineato che non è frequente che dei bambini vedano i loro genitori perdere la potestà genitoriale, non a causa di abusi, ma per una pratica di separazione, un aspetto che deve far riflettere.