Scontri a Bologna

Scontri a Bologna dopo la morte di Fakir Abderrahim

Tensioni dopo la morte di Fakir Abderrahim, undici feriti negli scontri

Scontri a Bologna dopo la morte di Fakir Abderrahim

A Bologna, la notte del 21 luglio 2026 è stata segnata da scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in seguito alla morte di Fakir Abderrahim, deceduto durante un fermo di polizia al Pilastro. Gli eventi si sono intensificati con il lancio di bombe carta e le cariche della polizia contro un gruppo di antagonisti, causando undici feriti tra agenti e attivisti.

La procura di Bologna ha avviato verifiche su sei persone, tra cui i due agenti intervenuti e quattro operatori del 118, chiamati per assistere Fakir, che aveva manifestato una crisi psichiatrica. Per tutti è scattata la nuova norma dello scudo penale, con l’iscrizione in un registro separato. Si procede per omicidio colposo mentre i magistrati stanno ricostruendo l’intera vicenda, sottolineando che l’estensione temporale dell’indagine è più ampia rispetto al video diffuso in rete.

Richiesta di giustizia

Il legale della famiglia di Fakir ha chiesto che non sia la polizia a condurre le indagini. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato la situazione, esprimendo la necessità di evitare pregiudizi. La manifestazione in memoria di Fakir ha visto la partecipazione di migliaia di persone, con la nipote della vittima che ha dichiarato: «Non chiediamo odio ma verità e giustizia».

La tensione ha raggiunto il culmine con un’auto data alle fiamme durante gli scontri, mentre una testimone ha raccontato di aver visto Fakir già alle 9.30 del mattino, in difficoltà e chiedere aiuto. La situazione a Bologna rimane tesa, con le autorità che monitorano gli sviluppi e le reazioni della comunità.