Testimonianza drammatica

Testimone racconta il drammatico momento in cui Abderrahim chiedeva aiuto

Una donna racconta il momento in cui Abderrahim chiedeva aiuto a Bologna

Testimone racconta il drammatico momento in cui Abderrahim chiedeva aiuto

Una drammatica testimonianza è emersa da un episodio avvenuto domenica mattina, 21 luglio 2026, a Bologna, dove un giovane di nome Abderrahim è stato trovato in condizioni critiche. La testimone, Parveen Akhrar, una casalinga di 73 anni di origine pakistana, vive al civico 2 di via Italo Svevo e ha assistito a momenti cruciali di questa vicenda.

Parveen ha raccontato che intorno alle 9:30 del mattino, Abderrahim è sceso dalle scale provenienti dal parco e si è diretto verso il cortile, dove ha iniziato a chiedere aiuto. “Urlava di continuo di aiutarlo e di chiamare un’ambulanza e la polizia” ha dichiarato la testimone. Dopo un po’ di tempo, il giovane si è seduto e infine si è sdraiato sul pavimento del cortile.

Intervento delle forze dell’ordine

Parveen ha notato che Abderrahim non sanguinava e non sembrava essere ubriaco, ma piuttosto in uno stato di malessere. Un passante in motocicletta ha notato la scena e ha effettuato una chiamata al centralino d’emergenza. Tra le 10:30 e le 11, un’auto delle forze dell’ordine, non identificata se della polizia o dei carabinieri, è giunta sul posto. “Sono scesi un uomo e una donna, ma non so dire se siano rimasti a lungo”, ha aggiunto Parveen.

Successivamente, la testimone ha osservato che il ragazzo era stato spostato di circa venti o trenta metri. “C’era l’ambulanza e gente attorno a lui. Credevo lo stessero soccorrendo”, ha raccontato. Solo più tardi ha appreso che Abderrahim era morto, quando ha visto il telo coprire il suo corpo.

La reazione della comunità

La figlia di Parveen, Nassem, ha tradotto le domande per la madre, che ha preferito non vedere il video dell’incidente, ritenendolo troppo scioccante. L’episodio ha scosso la comunità locale, e la nipote di Abderrahim ha espresso il desiderio di giustizia, affermando: “Non chiediamo vendetta, ma giustizia”. La vicenda ha sollevato interrogativi sulle circostanze che hanno portato alla morte del giovane e sul modo in cui le autorità hanno gestito la situazione.