SENTENZA

Tre agenti segreti egiziani condannati a 10 anni per il sequestro (non la morte) di Giulio Regeni

Assolto un quarto 007 dalla Corte d'Assise di Roma. I genitori della vittima: "Ben riposta la nostra fiducia nella Giustizia"

Tre agenti segreti egiziani condannati a 10 anni per il sequestro (non la morte) di Giulio Regeni

La Prima Corte d’Assise di Roma ha pronunciato il verdetto di primo grado a carico di quattro appartenenti ai servizi di sicurezza del Cairo. Nella giornata di lunedì 28 settembre 2026, i giudici capitolini hanno inflitto dieci anni di reclusione per il reato di sequestro di persona pluriaggravato a tre appartenenti alla National Security egiziana, disponendo contestualmente l’assoluzione per il quarto imputato.

I dettagli della sentenza emessa dalla magistratura italiana

Le condanne a dieci anni di carcere hanno riguardato i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, unitamente al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. La magistratura ha riconosciuto i tre esponenti dei servizi segreti colpevoli di sequestro di persona pluriaggravato in concorso, mentre ha assolto il generale Tariq Sabir.

Il collegio giudicante ha altresì derubricato l’imputazione di omicidio pluriaggravato contestata a Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, non ritenendo raggiunta la prova piena sulla responsabilità diretta dell’uccisione del ricercatore friulano scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016.

Le reazioni dei familiari e dei rappresentanti legali

A margine della lettura del dispositivo nell’aula bunker del tribunale capitolino, la famiglia della vittima ha espresso gratitudine nei confronti degli inquirenti. I genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni, affiancati dall’avvocata Alessandra Ballerini, hanno sottolineato come la tenacia investigativa della Procura della Repubblica di Roma abbia consentito di accertare le responsabilità istituzionali egiziane nel rapimento. L’avvocata Alessandra Ballerini ha ribadito la necessità che le istituzioni nazionali prendano atto della pronuncia giudiziaria per richiedere il risarcimento dei danni e rivedere i rapporti diplomatici con il Paese nordafricano.

Il commento dei procuratori e le ripercussioni diplomatiche

I rappresentanti della pubblica accusa hanno evidenziato la tenuta complessiva dell’impianto ricostruttivo elaborato in anni di indagini complesse. Il procuratore capo Francesco Lo Voi e il sostituto procuratore Sergio Colaiocco hanno manifestato soddisfazione per la decisione che ha portato alla condanna di funzionari statali stranieri, superando le prolungate mancate collaborazioni delle autorità locali. Sul fronte dell’esecutivo, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha ricordato la natura personale della responsabilità penale accertata nei confronti dei singoli individui giudicati in primo grado dal Tribunale di Roma.