Valter Lavitola, detenuto nel carcere romano di Rebibbia, sarebbe stato aggredito all’interno dell’istituto penitenziario. Il testo disponibile non fornisce ulteriori elementi sulla dinamica dell’episodio, sulle eventuali conseguenze o sulle persone coinvolte nell’aggressione.
Lo stesso istituto dei tre arrestati
Nel carcere di Rebibbia si trovano anche Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, indicati come presunti attentatori. I tre sono stati arrestati il 30 giugno e, secondo quanto riferito, sarebbero legati alla microcriminalità avellinese.
Secondo gli investigatori, D’Avino, Passariello e Mutone sarebbero stati ingaggiati da Clesio Gomez Tavares, descritto come il braccio destro dell’ex editore. L’ipotesi investigativa è che i tre abbiano collocato un ordigno davanti all’abitazione di Ranucci.
Le intercettazioni dopo la perquisizione
I tre detenuti sarebbero stati intercettati mentre si trovavano in cella, dopo la perquisizione eseguita nei confronti del faccendiere. Stando a quanto riportato da Il Messaggero, nelle conversazioni sarebbero emersi propositi di vendetta.
Il collegamento tra l’aggressione a Lavitola e la presenza nello stesso carcere dei tre presunti attentatori non viene però descritto nel testo con elementi circostanziati. Restano quindi da chiarire la natura dell’episodio, il suo eventuale movente e gli accertamenti svolti dalle autorità penitenziarie e dagli investigatori.