Omaggio visivo

È morto Peter Max, icona psichedelica tra pop art e rock

L’autore tedesco-americano firmò immagini celebri, ritratti di musicisti e opere legate alla controcultura degli anni Sessanta e Settanta

È morto Peter Max, icona psichedelica tra pop art e rock

Il mondo dell’arte contemporanea saluta Peter Max, artista tedesco naturalizzato statunitense morto all’età di 88 anni. La sua attività ha attraversato pittura, illustrazione e grafica, intrecciando immaginario psichedelico e pop art. Tra i lavori più noti gli vengono attribuiti la copertina dell’album Yellow Submarine e il logo dell’emittente musicale MTV.

Colori e controcultura

Nato a Berlino nel 1937, Max lasciò la Germania nazista con la famiglia. L’esperienza della fuga e, in seguito, l’interesse per l’astronomia contribuirono a formare una cifra stilistica riconoscibile, fatta di paesaggi cosmici, esplosioni stellari, colombe, simboli della pace, farfalle caleidoscopiche e nuvole dai contorni marcati.

La sua produzione si affermò nel clima di cambiamento sociale degli anni Sessanta e Settanta, quando la controcultura giovanile cercava nuovi linguaggi visivi e musicali. Colori vibranti, forme surreali e riferimenti al movimento flower-power divennero gli elementi distintivi di opere capaci di fondere suggestioni psichedeliche e pop art. Nei suoi ritratti comparvero anche protagonisti della musica come i Beatles, Jimi Hendrix e Mick Jagger.

Nel 1970 una selezione dei suoi lavori fu presentata nella mostra The World of Peter Max, inaugurata al MH de Young Memorial Museum di San Francisco. In seguito il servizio postale degli Stati Uniti gli commissionò il francobollo da 10 centesimi dedicato all’Expo ’74 di Spokane, nello Stato di Washington. Max realizzò una scena con il Cosmic Jumper e lo Smiling Sage, tra nuvole, raggi di sole e una nave sul mare, sviluppando il tema della tutela ambientale.

Ritratti alla Casa Bianca

Negli anni Ottanta l’artista entrò in rapporto con la presidenza statunitense. Nel luglio 1981 fu invitato alla Casa Bianca per dipingere in occasione delle celebrazioni del 4 luglio. Sul prato della residenza realizzò sei grandi ritratti della Statua della Libertà, alti circa 2,4 metri, e invitò il presidente Ronald Reagan a dare l’ultima pennellata. Alla fine del mandato, nel 1989, dipinse anche un ritratto del presidente con tonalità più scure rispetto al suo abituale stile cromatico.

Max ritrasse inoltre John F. Kennedy, Gerald Ford, Jimmy Carter, George H. W. Bush e Bill Clinton, realizzando per quest’ultimo un’installazione composta da cento ritratti. Nel 1989 dedicò poi quaranta immagini a Mikhail Gorbaciov per celebrare la glasnost e gli sforzi di democratizzazione dell’Unione Sovietica. L’opera fu intitolata 40 Gorbys.

A comunicare la morte è stata la figlia, che ha ricordato il padre come una persona affettuosa e profondamente desiderosa di portare gioia agli altri. Accanto all’eredità artistica, ha sottolineato, resteranno la sua gentilezza e la sua dolcezza. Con la scomparsa di Max si chiude il percorso di uno degli interpreti più riconoscibili dell’immaginario visivo legato alla psichedelia e alla cultura pop del secondo Novecento.