Greta Garbo torna sullo schermo in forma digitale, protagonista di uno spot realizzato per la svedese SKF, azienda che produce cuscinetti e che in passato aveva avuto l’iconica attrice come testimonial. Il video, diffuso il 3 ottobre 2026, presenta una versione artificiale della diva, ricostruita attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
Nella pubblicità, l’immagine digitale dell’attrice pronuncia una battuta riferita al suo rapporto con il marchio: «Uno dei miei primi film fu per SKF, e ora sono qui per l’ultimo». Il messaggio collega così la campagna attuale alla collaborazione avuta da Garbo con l’azienda agli inizi della sua carriera.
Una ricostruzione senza materiali d’archivio
Per creare il volto della protagonista, il gruppo di lavoro ha utilizzato prompt testuali, senza ricorrere a fotografie o filmati d’archivio. La scelta, secondo quanto riportato, è stata legata alle questioni di copyright. Tra i modelli impiegati per la generazione dell’immagine vengono citati Seedream 5 Pro e Gemini Nano Banana Pro.
La parte relativa ai movimenti è stata affidata a Seedance 2 e 2.5 e a Kling AI. Per la voce è stato invece utilizzato materiale proveniente da un film d’epoca dell’attrice, indicato come l’unico contenuto autorizzato. La traccia audio è stata poi corretta con l’intervento di un attore in carne e ossa.
Il confronto sull’uso dell’immagine
SKF descrive il progetto come un lavoro condotto in modo «rispettoso» e sviluppato insieme all’estate e alla famiglia Garbo, cioè con il coinvolgimento degli eredi. L’autorizzazione della famiglia ha quindi accompagnato la realizzazione dello spot, che presenta la ricomparsa digitale dell’attrice a molti decenni dalla sua morte.
La campagna ha però aperto anche una discussione sui limiti della ricostruzione postuma di personalità celebri. Alcuni esperti hanno definito l’operazione una resurrezione sintetica: la tecnologia viene riconosciuta come sorprendente, ma la sua applicazione suscita perplessità sul piano etico e culturale.
Tra le reazioni critiche figura quella del Guardian, che ha commentato il video con l’espressione «Povera Greta Garbo» e lo ha indicato come un’altra ragione per guardare con ostilità all’intelligenza artificiale. Il caso riporta così al centro il confronto tra autorizzazione degli eredi, tutela dei materiali e uso commerciale dell’identità digitale di un’artista scomparsa.