Halloween è oggi una ricorrenza diffusa in gran parte del mondo, riconoscibile per le zucche intagliate, i costumi ispirati a streghe e fantasmi e il rituale del dolcetto o scherzetto. Strade, vetrine e social network si riempiono di decorazioni e maschere, ma l’origine della celebrazione risale a una storia lunga più di duemila anni e al rapporto, comune a molte culture, con la morte e con ciò che si immagina esista dopo la vita.
Le radici della ricorrenza
Le origini di Halloween vengono generalmente ricondotte a Samhain, una festività celebrata dagli antichi Celti tra Irlanda e Gran Bretagna. Per queste popolazioni, il 1° novembre segnava l’inizio del nuovo anno e dell’inverno. La notte precedente era considerata un momento di passaggio: si riteneva che il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventasse più sottile e permettesse alle anime dei defunti di tornare sulla Terra.
In questo contesto venivano accesi grandi falò e si svolgevano rituali legati agli spiriti e al soprannaturale. Nel corso dei secoli, le usanze si intrecciarono con quelle cristiane. Nell’VIII secolo la Chiesa fissò al 1° novembre la festa di Ognissanti, mentre la sera precedente divenne All Hallows’ Eve, la vigilia di tutti i santi. Da questa espressione deriva il nome Halloween. Il 2 novembre fu poi dedicato alla commemorazione dei defunti, formando il trittico di celebrazioni tra la fine di ottobre e l’inizio del mese successivo.
Dall’Europa agli Stati Uniti
Gli studiosi invitano a non considerare la ricorrenza contemporanea una semplice sopravvivenza di Samhain. Halloween è piuttosto il risultato di una lunga evoluzione culturale, nella quale si sono mescolate tradizioni celtiche, usanze popolari medievali e celebrazioni cristiane. La trasformazione decisiva avvenne nell’Ottocento, quando milioni di emigranti irlandesi portarono negli Stati Uniti le proprie tradizioni.
Tra queste c’era l’abitudine di intagliare ortaggi con sembianze spaventose, nella convinzione che servissero ad allontanare gli spiriti. In Europa si utilizzavano soprattutto rape e barbabietole; in America, invece, le zucche risultarono più grandi e facili da lavorare. Si affermò così la jack-o’-lantern, la zucca svuotata e intagliata con una faccia grottesca, illuminata all’interno da una candela o da una piccola luce.
Con il tempo Halloween ha perso gran parte del significato religioso originario e si è trasformato in una celebrazione laica e popolare, basata su travestimenti, film horror, feste a tema e caramelle. La ricorrenza è diventata una delle più commerciali del calendario occidentale, pur mantenendo il riferimento simbolico all’incontro tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Tradizioni diverse, memoria comune
Il legame con i defunti viene celebrato in forme differenti anche in altre parti del mondo. In Messico, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, si svolge il Día de los Muertos, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. L’atmosfera è lontana da quella horror associata a Halloween: le famiglie preparano altari colorati con fotografie, candele, fiori e i cibi preferiti dai defunti, nella convinzione che le anime dei propri cari possano tornare temporaneamente tra i vivi.
La ricorrenza messicana unisce tradizioni indigene e cattoliche e affronta la morte attraverso musica, colori e convivialità. In Italia e in gran parte dell’Europa cattolica prevale invece una dimensione più raccolta e spirituale. Il 2 novembre è tradizionalmente dedicato alla visita dei cimiteri, alla deposizione di fiori e alle preghiere per i propri cari. Usanze analoghe sono presenti anche in molte regioni della Germania, dell’Austria e di altri Paesi europei, dove le tombe vengono illuminate da candele e diventano luoghi di memoria familiare.
Cambiano i simboli e cambiano i rituali: c’è chi accende una zucca, chi prepara un’altare ornato di calendule e chi porta crisantemi al cimitero. Il significato di fondo resta però simile: dedicare un momento al ricordo dei defunti e all’incontro simbolico tra vivi e morti.