Mercati globali

Borse europee in calo tra tensioni geopolitiche e timori sul Tech

Listini continentali attendono il voto statunitense e segnali sui rapporti Washington-Teheran; petrolio e gas cambiano direzione

Borse europee in calo tra tensioni geopolitiche e timori sul Tech

Le principali piazze finanziarie europee hanno avviato la seduta in territorio negativo, mentre gli investitori attendono le elezioni di Midterm negli Stati Uniti e nuovi sviluppi nei rapporti tra Washington e Teheran. A Milano il ribasso iniziale è stato dell’1,2%. Segno meno anche per Londra, Parigi, Francoforte e Madrid.

Il movimento riflette un clima di prudenza sui mercati internazionali. Le attese per il voto statunitense si intrecciano con l’incertezza sulle relazioni tra Stati Uniti e Iran, dopo le indiscrezioni su possibili negoziati che nella seduta precedente avevano provocato una brusca discesa delle quotazioni di gas e petrolio.

Il peso dell’intelligenza artificiale

Sulle contrattazioni continua inoltre a pesare la preoccupazione per l’intelligenza artificiale e per la sostenibilità degli investimenti collegati al settore tecnologico. I timori hanno spinto in ribasso le Borse asiatiche nelle contrattazioni del mattino e, nella serata precedente, avevano contribuito alla flessione del Nasdaq, l’indice di riferimento per molte società tecnologiche statunitensi.

Un report di BlackRock segnala che, per la prima volta dal 2022, la crescita attesa degli utili delle società non tecnologiche dell’S&P 500 supera quella dei sette maggiori gruppi del comparto tech. La stima per l’anno in corso indica un’incremento del 29% per le aziende non tech, contro il 18% previsto per i sette colossi tecnologici. Il dato alimenta il confronto sulla capacità delle grandi società del settore di sostenere nel tempo le valutazioni raggiunte.

Petrolio e gas in recupero

Dopo il calo di quasi il 5% registrato in seguito alle notizie sui possibili contatti tra Stati Uniti e Iran, il prezzo del greggio ha mostrato un recupero contenuto. La quotazione è tornata a salire, pur rimanendo poco sotto i 106 dollari al barile.

In rialzo anche il gas naturale, scambiato a 97 euro per megawattora. L’andamento delle materie prime resta così legato sia alle prospettive di un’eventuale dialogo tra Washington e Teheran sia alle attese degli operatori sull’evoluzione dello scenario economico e finanziario internazionale.