Quadro globale

Fmi: crescita italiana rivista al rialzo per il 2026

Investimenti tecnologici sostengono alcune economie, mentre energia costosa e conflitti aumentano i rischi inflazionistici

Fmi: crescita italiana rivista al rialzo per il 2026

Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le stime sulla crescita dell’Italia per il 2026. Nell’ultimo outlook dell’istituto, la previsione relativa al prodotto interno lordo nazionale migliora di 0,3 punti percentuali rispetto alla valutazione precedente. Per il 2027, il Pil è indicato in aumento dello 0,6%, con una revisione positiva di 0,1 punti. Il dato percentuale complessivo riferito al 2026 nel testo di partenza risulta riportato in forma incompleta.

La valutazione sul nostro Paese si inserisce in uno scenario internazionale caratterizzato da una crescita più lenta e da differenze sempre più marcate tra le economie. Il Fmi prevede che l’espansione mondiale passi dal 3,5% del 2025 al 3,1% nel 2026. La dinamica, tuttavia, non sarà uniforme: 32 Paesi concentrerebbero oggi il 95% della crescita globale, rispetto ai 54 indicati nelle stime di aprile, mentre le revisioni al ribasso riguarderebbero circa il 47% delle economie.

Energia e investimenti tecnologici

Secondo l’analisi dell’istituto, l’economia mondiale è condizionata da due forze contrapposte. Da una parte, l’aumento dei prezzi di petrolio e gas produce uno shock negativo dell’offerta e alimenta l’inflazione. Dall’altra, gli investimenti, soprattutto quelli destinati all’intelligenza artificiale, sostengono la domanda e la crescita in alcuni Paesi. La nuova capo-economista del Fmi, Silvana Tenreyro, ha spiegato che l’andamento dei diversi sistemi economici dipende dall’esposizione agli shock energetici e dalla capacità di beneficiare della nuova fase di investimenti tecnologici.

Tra i principali beneficiari figurano le economie impegnate nella produzione di semiconduttori. Per Taiwan è prevista una crescita del 10,7% nell’anno in corso, mentre per la Corea del Sud la stima è del 3,3%. Anche il Regno Unito ha visto migliorare le proprie proiezioni, soprattutto per effetto della costruzione di centri dati destinati alle applicazioni di intelligenza artificiale. La direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva, ha sottolineato che l’accelerazione del settore, pur concentrata in poche aree, contribuisce a mantenere la crescita mondiale intorno al 3%.

Le prospettive per l’Eurozona

Per l’Eurozona il Fondo stima un rallentamento all’1,1% nell’anno considerato, rispetto all’1,2% del 2025, seguito da una lieve accelerazione nel 2027. La previsione per il 2026 migliora di 0,2 punti rispetto al rapporto di luglio, ma resta condizionata dai costi energetici elevati e dalla debole fiducia dei consumatori. Il prodotto interno lordo dell’area ha registrato un rimbalzo del 2,6% nel secondo trimestre, dopo la stagnazione dei primi tre mesi, ma per il Fmi i rischi legati all’inflazione resteranno presenti per buona parte dell’anno successivo.

Le tensioni in Medio Oriente e la guerra della Russia contro l’Ucraina hanno contribuito a spingere verso l’alto i costi di petrolio e gas naturale, con effetti particolarmente pesanti sulle economie che dipendono dalle importazioni energetiche. Il Fondo segnala inoltre la vulnerabilità dei Paesi a basso reddito, che non partecipano al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale e devono affrontare contemporaneamente energia costosa, inflazione e livelli elevati di indebitamento.

Per questo motivo l’istituto ha invitato i governi a contenere la spesa e a gestire con prudenza il debito, cercando un equilibrio tra le esigenze immediate legate all’inflazione, compresa la sicurezza alimentare ed energetica, e la stabilità economica di medio periodo. La resilienza dell’economia globale, ha avvertito il Fmi, resta quindi sotto pressione e i rischi continuano a essere orientati prevalentemente al ribasso.

I fattori che possono frenare l’attività

L’economia mondiale mantiene una capacità di tenuta superiore alle attese, ma il quadro resta esposto a numerose incognite. È la valutazione contenuta nell’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, che prevede una crescita globale del 3,1% nel 2026, seguita da un’accelerazione al 3,4% nel 2027.

Secondo il rapporto, la resilienza dell’attività economica è stata sostenuta dalla ripresa del comparto tecnologico e dagli interventi adottati da imprese e governi per assorbire gli effetti delle crisi geopolitiche degli ultimi anni. Il Fondo sottolinea tuttavia che questi margini non sono illimitati. L’inflazione globale dovrebbe risalire al 4,7% nel 2026, prima di scendere al 4,1% l’anno successivo. Le prospettive più complesse riguardano soprattutto i Paesi che importano energia e che risultano meno integrati nelle filiere tecnologiche.

Tra questi figurano una possibile escalation dei conflitti in corso, nuove tensioni commerciali, la fragilità dei conti pubblici e una revisione al ribasso delle aspettative legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Un rallentamento delle quotazioni degli asset collegati all’IA potrebbe infatti ridurre gli investimenti e incidere sulla fiducia. Sul fronte opposto, maggiori investimenti nella tecnologia e incrementi della produttività superiori alle previsioni potrebbero rafforzare l’economia globale, insieme a un miglioramento del quadro geopolitico e commerciale.

Il nodo dei conti pubblici

Particolare attenzione è dedicata all’elevato livello del debito pubblico nelle economie avanzate. Per il Fondo, l’aumento dell’indebitamento accresce il rischio di un rialzo dei costi di finanziamento e può indebolire le prospettive economiche. I governi sono quindi invitati a definire strategie credibili di medio termine, con l’obiettivo di riportare il debito su livelli sostenibili e ricostruire margini di intervento fiscale.

L’economista capo del Fmi, Silvana Tenreyro, ha richiamato inoltre la necessità di contenere i deficit e di mantenere politiche monetarie sufficientemente restrittive per riportare l’inflazione verso gli obiettivi fissati dalle banche centrali. L’indicazione si inserisce in un contesto nel quale la riduzione dei prezzi procede in modo disomogeneo tra le diverse aree del mondo.

Per l’Eurozona le stime sono state riviste leggermente al rialzo. La crescita è attesa all’1,1% nel 2026, due decimi in più rispetto alle previsioni diffuse a luglio, e all’1,2% nel 2027. Nonostante il rimbalzo registrato nel secondo trimestre, il Fondo prevede una domanda interna ancora debole e pressioni inflazionistiche legate agli elevati costi dell’energia.

Le tensioni in Medio Oriente e la guerra della Russia contro l’Ucraina continuano infatti a influire sui prezzi di petrolio e gas. L’energia resta così una delle principali minacce per le economie europee più dipendenti dalle importazioni, mentre l’evoluzione dei conflitti, del commercio internazionale e delle politiche monetarie sarà decisiva per il quadro dei prossimi anni.