STABILIMENTI IN PROTESTA

Ilva: da Taranto a Genova, da Novi Ligure a Racconigi: manifestazioni e scioperi contro il blocco temporaneo della produzione

Lavoratori in piazza contro la sospensione delle attività e il rischio di chiusura definitiva della filiera industriale

Ilva: da Taranto a Genova, da Novi Ligure a Racconigi: manifestazioni e scioperi contro il blocco temporaneo della produzione

Oggi, lunedì 12 ottobre 2026, gli operai e i tecnici del gruppo Acciaierie d’Italia hanno incrociato le braccia in tutti i siti produttivi del Paese per uno sciopero di 24 ore indetto dai sindacati di categoria. La protesta nasce contro la decisione della gestione commissariale di avviare il blocco temporaneo della produzione, misura che minaccia la continuità operativa degli impianti di Taranto, Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi.

I segretari generali Ferdinando Uliano per la Fim-Cisl, Michele De Palma per la Fiom-Cgil e Rocco Palombella per la Uilm hanno guidato le mobilitazioni davanti ai cancelli delle fabbriche e nelle piazze. A Genova, il corteo dei dipendenti ha bloccato la viabilità prima di raggiungere la Prefettura, evidenziando il forte impatto occupazionale per l’intero comparto della siderurgia nazionale.

“Senza un piano industriale chiaro e senza la materia prima garantita dagli impianti primari, gli stabilimenti di lavorazione del Nord rischiano uno spegnimento progressivo irreversibile”.

Le motivazioni del blocco e le conseguenze sulla filiera siderurgica

Il provvedimento di sospensione dell’attività negli stabilimenti di finitura del settentrione è legato direttamente al fermo dell’area a caldo nel polo di Taranto. Senza le bramme prodotte in Puglia, i siti di trasformazione di Novi Ligure, Genova e Racconigi vedono esaurite le scorte necessarie per proseguire la lavorazione dei laminati a freddo e della banda stagnata.

I rappresentanti dei lavoratori sollecitano l’intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per reperire semilavorati sul mercato internazionale ed evitare lo spegnimento definitivo degli impianti. I vertici regionali di Liguria e Piemonte hanno espresso preoccupazione per le ricadute sociali, evidenziando il valore strategico della produzione dell’acciaio per il sistema manifatturiero italiano.

Un quadro sintetico della situazione operativa nei diversi poli produttivi coinvolti dalla mobilitazione è riportato nella seguente tabella:

Sito produttivo Stato impianti Iniziative di protesta
Taranto Fermata dell’area a caldo e incertezza sulle manutenzioni Sciopero generale di 24 ore e presidio ai portelli di ingresso
Genova Cornigliano Esaurimento imminente delle bramme di lavorazione Corteo da Cornigliano alla Prefettura e blocco della viabilità
Novi Ligure Rischio sospensione delle linee di zincatura e stagnatura Presidio dei metalmeccanici e blocco dei varchi merci
Racconigi Attività produttiva ridotta ai minimi termini per 90 addetti Assemblea permanente e adesione allo sciopero nazionale

Le richieste sindacali al Governo e le prospettive di rilancio

Le organizzazioni sindacali chiedono al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso la riapertura immediata del tavolo istituzionale a Palazzo Chigi per definire le risorse finanziarie destinate alla transizione ecologica e al riavvio dei forni. Gli esponenti dei lavoratori sottolineano che il ricorso alla cassa integrazione guadagni non rappresenta una misura risolutiva senza un piano di investimenti sul ferro e sui forni elettrici.

Nel corso delle assemblee tenute davanti alle portinerie, le maestranze hanno ribadito la determinazione nel proseguire le iniziative di lotta qualora non giungano garanzie formali sulla ripresa produttiva. La dirigenza di Acciaierie d’Italia è chiamata a presentare un cronoprogramma vincolante per la salvaguardia degli asset industriali e dell’occupazione diretta e dell’indotto.

“Chiediamo garanzie concrete prima che l’assenza di materie prime trasformi il blocco temporaneo in una chiusura definitiva degli stabilimenti nordici”.

I comitati regionali e le rappresentanze sindacali unitarie rimarranno in stato di agitazione in attesa della convocazione ministeriale a Roma, prevista per i prossimi giorni, durante la quale verranno esaminate le proposte per sbloccare le forniture di acciaio nei siti del nord.