Dal 1° gennaio 2027 cambieranno sia i requisiti per l’accesso alla pensione sia il valore degli assegni calcolati con il metodo contributivo. L’età e l’anzianità necessarie per lasciare il lavoro aumenteranno complessivamente di un mese, mentre, a parità di montante contributivo e di età di uscita, il trattamento riconosciuto sarà più basso rispetto a quello previsto nel biennio in corso.
La revisione dei coefficienti
La modifica è legata all’aggiornamento biennale dei coefficienti di trasformazione, i parametri utilizzati per convertire il montante contributivo accumulato in pensione. La nuova tabella è stata pubblicata dal ministero del Lavoro. Il meccanismo tiene conto dell’aspettativa di vita e, secondo il decreto adottato di concerto con il ministero dell’Economia, delle rilevazioni demografiche e dell’andamento effettivo del tasso di variazione del Pil di lungo periodo rispetto alle dinamiche dei redditi soggetti a contribuzione previdenziale, sulla base dei dati rilevati dall’Istat.
Per chi uscirà a 67 anni, il coefficiente scenderà da 5,575 a 5,514. A 68 anni passerà invece da 5,753 a 5,707. Il valore cresce con l’età di pensionamento, perché l’assegno viene calcolato tenendo conto di un periodo atteso di erogazione più breve, ma i nuovi parametri risultano comunque inferiori a quelli applicati nel 2025 e nel 2026. Anche l’uscita anticipata a 64 anni sarà interessata dalla revisione: il coefficiente passerà da 5,086 a 5,009.
Requisiti in aumento
L’incremento dell’età pensionabile riguarderà tutte le principali modalità di uscita. Nel 2027 la pensione di vecchiaia sarà accessibile a 67 anni e un mese. Per la pensione anticipata serviranno invece 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.
Nel 2028 è previsto un ulteriore aumento di due mesi. Il requisito anagrafico per la vecchiaia salirà così a 67 anni e tre mesi, mentre per l’accesso anticipato saranno necessari 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne. A questi requisiti si aggiungerà, per il pensionamento anticipato, il periodo della finestra mobile: tre mesi per i lavoratori del settore privato e cinque mesi per quelli del pubblico.
La revisione produrrà quindi due effetti distinti: da una parte l’adeguamento dei requisiti alla dinamica dell’aspettativa di vita, dall’altra la riduzione dei coefficienti utilizzati per determinare l’importo dell’assegno. In presenza dello stesso montante contributivo e della medesima età di uscita, chi accederà alla pensione dal 2027 riceverà pertanto un trattamento inferiore rispetto a chi ha lasciato il lavoro con i parametri precedenti.