Energia internazionale

Accordo sul diesel, dubbi su effetti e sanzioni alla Russia

Washington punta a ridurre il costo dei carburanti prima del voto, mentre Kiev teme nuove risorse per il conflitto

Accordo sul diesel, dubbi su effetti e sanzioni alla Russia

L’intesa tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin prevede una ripresa delle esportazioni di diesel russo sui mercati internazionali e la sospensione, per circa sei mesi, delle sanzioni che le riguardano. L’annuncio è arrivato mentre a Washington si guarda alle elezioni di Midterm del 3 novembre: il Partito repubblicano, secondo i sondaggi citati nel testo, sarebbe in difficoltà e la riduzione del costo dei carburanti rappresenterebbe per Trump un obiettivo politico rilevante.

Le critiche da Kiev e dagli Stati Uniti

Il piano è stato accolto con preoccupazione dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in coincidenza con la ripresa dei colloqui tra rappresentanti americani e ucraini in Florida. Zelensky ha avvertito che un eventuale allentamento delle sanzioni contro Mosca finirebbe per garantire al Cremlino nuove risorse finanziarie da destinare alla prosecuzione e all’intensificazione della guerra.

Timori analoghi sono stati espressi anche negli Stati Uniti. Michael McCaul, deputato repubblicano del Texas, ha dichiarato di comprendere l’obiettivo di contenere i prezzi del diesel, ma di temere che la revoca delle sanzioni sul petrolio russo possa finanziare la macchina da guerra russa. Il contesto è quello di un forte aumento dei costi energetici: secondo l’American Automobile Association, il diesel negli Stati Uniti ha raggiunto una media di 6,28 dollari al gallone, contro i 3,68 dollari di un anno prima.

Quantità limitate e incognita raffinerie

Le dimensioni effettive dell’operazione sembrano tuttavia inferiori alla rappresentazione data da Trump. Il testo indica un’immissione iniziale di 300mila tonnellate e, in una successiva articolazione, 500mila tonnellate il mese seguente, un milione in seguito e fino a tre milioni aggiuntivi entro la fine dell’anno, se la capacità degli impianti lo consentirà. Le stime riportate equivalgono a circa 2,2 milioni di barili nella prima fase, 3,7 milioni a novembre e 7,5 milioni successivamente.

Il fabbisogno mondiale di diesel e combustibili affini è indicato in circa 30 milioni di barili al giorno, utilizzati per trasporti, attività agricole, navigazione e produzione di energia. Prima degli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe, Mosca esportava circa 800mila barili al giorno. Il contributo previsto dall’accordo, anche nella sua fase più ampia, resterebbe quindi al di sotto dei livelli abituali.

La concreta attuazione dipenderà soprattutto dalle condizioni delle raffinerie russe. Secondo le informazioni citate, sei impianti, pari a circa metà della capacità nazionale di produzione di diesel, sono stati colpiti da attacchi ucraini. Dopo le carenze interne provocate dai raid con droni, Mosca aveva vietato le esportazioni di gasolio all’inizio di luglio e successivamente prorogato il blocco, sottraendo al mercato internazionale circa 800mila barili al giorno.

Alcuni analisti ed ex funzionari americani hanno inoltre messo in dubbio che Putin disponga davvero dei quantitativi indicati. Edward Fishman, del Council on Foreign Relations, ha definito l’intesa una possibile mossa per alimentare divisioni nell’alleanza transatlantica. Dan Pickering, di Pickering Energy Partners, ha stimato un incremento dell’offerta del 5-6% entro la fine dell’anno, giudicandolo utile ma non sufficiente a modificare in modo sostanziale gli equilibri del mercato. La scelta di comunicare i volumi in tonnellate anziché in barili, secondo l’analista, renderebbe l’operazione più imponente agli occhi dell’opinione pubblica e ne sottolineerebbe il valore politico.