Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’indagine antitrust su CNN, NBC, ABC, CBS e Fox News, dopo la sospensione temporanea della copertura condivisa degli appuntamenti del presidente. L’ipotesi è che l’interruzione coordinata del servizio possa configurare una violazione dello Sherman Act, la legge federale contro le intese anticoncorrenziali. L’inchiesta, resa pubblica sabato 10 ottobre, è stata preceduta dall’invio, il giorno prima, delle cosiddette civil investigative demands: richieste formali di documenti e informazioni rivolte ai soggetti coinvolti.
Secondo la posizione ufficiale del Dipartimento, la Divisione Antitrust sta verificando se il comportamento dei network abbia costituito un boicottaggio collettivo tra concorrenti commerciali. Fonti della stampa statunitense riferiscono che gli investigatori avrebbero chiesto le comunicazioni scambiate dai dirigenti delle emittenti sul funzionamento del pool televisivo e sulle restrizioni all’accesso di CNN. Il pool riunisce testate che condividono i costi della copertura del presidente, si alternano nell’organizzazione dei servizi e distribuiscono il materiale agli altri media.
La sospensione del pool e il contenzioso
La vicenda è iniziata meno di un mese fa, quando Donald Trump ha annunciato il ritiro delle credenziali ai giornalisti di CNN, MS NOW e Politico, accusandoli di diffondere fake news. CNN è stata inoltre esclusa dalla rotazione del pool televisivo. Il 21 settembre il gruppo ha annunciato la sospensione del servizio: il presidente del pool ha motivato la decisione con l’impossibilità di consentire alla rete di svolgere i turni assegnati e ha precisato che non sarebbe stato creato un servizio sostitutivo.
Nello stesso giorno, le testate che mettevano a disposizione fotografi per il pool, tra cui Reuters, Getty, New York Times e Washington Post, hanno deciso di non distribuire alcune immagini realizzate nell’ambito del servizio. Le singole reti hanno comunque continuato a seguire gli eventi della Casa Bianca aperti alla stampa al di fuori del pool. Trump ha poi criticato CNN e MS NOW per non aver seguito la visita di Xi, senza fare riferimento al tentativo di escludere le due testate.
Nel frattempo CNN, MS NOW e Politico si sono rivolte alla magistratura. Il giudice federale Timothy Kelly, nominato da Trump nel 2017, ha ritenuto che il divieto fosse con ogni probabilità contrario a due precedenti sentenze d’appello, che impongono un preavviso e la possibilità di essere ascoltati prima della revoca dei pass giornalistici. In un provvedimento cautelare ha definito la direttiva probabilmente incostituzionale. La Casa Bianca ha quindi riammesso i giornalisti, dopo che gli agenti del Secret Service li avevano inizialmente respinti.
Il ruolo del Dipartimento di Giustizia
Durante l’udienza, l’avvocato del Dipartimento ha sostenuto che i servizi delle tre testate avrebbero messo a rischio la sicurezza nazionale e che il presidente avrebbe il potere di decidere chi può accedere agli spazi della Casa Bianca. Quasi 50 organizzazioni giornalistiche hanno depositato un parere amicus curiae contro il divieto. Il procedimento non è ancora concluso: nonostante la restituzione delle credenziali, CNN e Politico continuano a non essere ammesse nello Studio Ovale e sull’Air Force One. Kelly ha prorogato l’ordinanza fino a martedì, mentre valuta la richiesta di un’ingiunzione preliminare capace di bloccare più a lungo l’esclusione.
L’indagine antitrust è arrivata circa due settimane dopo l’appello pubblico di Laura Loomer, attivista vicina a Trump, che aveva invitato il Dipartimento a intervenire contro i network. Un’organizzazione per la difesa del Primo Emendamento ha giudicato priva di senso la richiesta. I sostenitori delle emittenti ritengono infatti che la sospensione del pool non costituisca una violazione della normativa antitrust.
Il Dipartimento di Giustizia è un organo del potere esecutivo e dipende dal presidente. Nel testo viene ricordato che il 2 aprile 2026 Trump ha rimosso Pam Bondi e che Blanche, allora vice, è diventato Attorney General facente funzioni. Il Senato lo ha confermato l’8 agosto con 50 voti contro 49 ed è entrato in carica il 10 agosto. Il suo vice, Trent McCotter, guida l’ufficio incaricato di attuare e difendere le politiche del presidente e dell’Attorney General. Anche la Divisione Antitrust, guidata da un assistant attorney general nominato dal presidente, fa capo al Dipartimento e risponde in ultima istanza alla Casa Bianca.