La crisi in Medio Oriente si allarga su più fronti, mentre aumentano gli avvertimenti per i cittadini statunitensi e restano bloccati i negoziati tra Washington e Teheran. Il Dipartimento di Stato americano ha segnalato il rischio di una rapida escalation legata al conflitto con l’Iran e agli attacchi degli Houthi dello Yemen, invitando i connazionali presenti nella regione a mantenere la massima vigilanza. L’allerta riguarda anche possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei collegamenti.
Pressioni sul Mar Rosso
L’Arabia Saudita ha confermato che gli Houthi hanno tentato di colpire Riad con un missile balistico, nel primo attacco contro la capitale saudita dall’aggravarsi dello scontro con i ribelli sostenuti dall’Iran. Il Cairo ha condannato l’azione come una violazione della sicurezza e della stabilità del regno. Gli Stati Uniti hanno inoltre avvertito che interessi, imprese e strutture diplomatiche americane potrebbero essere presi di mira anche al di fuori del Medio Oriente.
In questo quadro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia non è in guerra con gli Houthi, ma deve proteggere la rotta commerciale del Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb. Secondo il ministro, il 40% del traffico marittimo commerciale italiano e il 60% delle merci esportate verso l’Asia passano da quell’area. La missione europea Aspides, ha spiegato Tajani, mantiene un carattere difensivo e punta a garantire il transito dei mercantili.
Le condizioni di Teheran
Il capo della sicurezza iraniana Mohsen Rezaei ha dichiarato ad Al Jazeera che Teheran ha comunicato ai mediatori le condizioni per riprendere i negoziati con gli Stati Uniti: la fine della guerra su tutti i fronti, lo sblocco dei fondi iraniani e la conclusione del blocco navale. I colloqui con Qatar e Pakistan proseguono, mentre l’Iran attende una risposta dal presidente Donald Trump. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invece avvertito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché le richieste non saranno accolte.
La situazione resta tesa anche nei territori palestinesi. In Cisgiordania, a est di Salfit, due palestinesi sono stati feriti in un’aggressione attribuita a coloni israeliani e trasferiti all’ospedale pubblico. Ad al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, le forze israeliane hanno arrestato almeno 27 palestinesi durante un’operazione nel villaggio, secondo l’agenzia Wafa. A Gaza, il ministero della Salute, gestito da Hamas, ha riferito di almeno quattro persone uccise, tra cui una bambina di 10 anni; l’esercito israeliano non ha rilasciato dichiarazioni immediate.
Sul piano politico e giudiziario israeliano, il presidente Isaac Herzog ha concesso la grazia a Elor Azaria, l’ex soldato condannato per l’uccisione a Hebron, nel 2016, del palestinese Abdel-Fattah al-Sharif, già disarmato e ferito. I vertici delle forze armate israeliane si erano opposti al provvedimento. In Siria, intanto, la cantante Assala Nasri è tornata a esibirsi a Damasco dopo 15 anni di esilio: il concerto ha registrato il tutto esaurito nonostante le contestazioni di alcuni religiosi conservatori. Le autorità hanno rafforzato la sicurezza, mentre il ministro della Cultura Mohammed Yassine Saleh ha definito l’artista la figlia di Damasco.