Medio Oriente

Gaza, lo stop di Netanyahu al piano Usa: “Nessun ritiro senza il disarmo di Hamas”

Il premier israeliano pone la smilitarizzazione come prerequisito unico per l'arretramento delle truppe, mentre la Casa Bianca gestisce le tensioni elettorali e la popolazione civile subisce l'impatto degli attacchi quotidiani

Gaza, lo stop di Netanyahu al piano Usa: “Nessun ritiro senza il disarmo di Hamas”

Il gabinetto di sicurezza israeliano segna un punto di arresto rispetto alle iniziative di pace internazionali. Nella giornata di domenica 18 agosto 2024, il capo dell’esecutivo Benjamin Netanyahu ha respinto la proposta stilata dal Board of Peace, chiarendo che le truppe di Tel Aviv rimarranno nelle posizioni strategiche della Striscia fino alla completa smilitarizzazione dei gruppi armati. La posizione ufficiale del governo esclude categoricamente la nascita di una sovranità palestinese autonoma, sia nei territori costieri sia in Giudea e Samaria, ribadendo la linea della massima fermezza difensiva.

Il dialogo riservato con la diplomazia americana

Dietro i toni perentori assunti di fronte ai ministri si cela tuttavia un canale di confronto ancora aperto con la Casa Bianca. Fonti diplomatiche statunitensi citate dal reporter Barak Ravid sul portale Axios riferiscono di un recente colloquio telefonico tra il leader israeliano e l’inviato Jared Kushner. In quell’occasione, il vertice di Tel Aviv avrebbe espresso la disponibilità a testare l’efficacia della roadmap americana, impegnandosi a contenere le attività offensive per verificare le reali intenzioni della fazione palestinese sul fronte della resa delle armi.

La linea tattica delle IDF e il nodo delle elezioni

Sotto il profilo bellico, le Forze di Difesa Israeliane hanno iniziato un progressivo riposizionamento lungo la Linea Gialla, sospendendo temporaneamente le incursioni su vasta scala. Dalle fila della formazione palestinese, il dirigente Bassem Naim ha sollecitato la mediazione di Washington affinché faccia pressione sull’esecutivo di Tel Aviv, accusato di subordinare il processo di pace a interessi politici ed elettorali. Da parte sua, l’Alto rappresentante del Board of Peace, Nickolay Mladenov, ha ribadito a Channel 12 che il progetto statunitense costituisce l’unico strumento per evitare nuove escalation.

L’impatto dei raid e l’allarme per la popolazione civile

Mentre la diplomazia cerca faticosamente una sintesi, la crisi umanitaria sul campo mantiene livelli di estrema gravità. I dati forniti dall’Unicef mostrano come il periodo di tregua parziale avviato a ottobre non sia bastato a tutelare i soggetti più vulnerabili, registrando la morte di un minore al giorno per un totale di oltre trecento bambini deceduti. La tensione operativa resta elevata in vari settori dell’exclave, dove i mezzi corazzati delle IDF hanno eseguito recenti azioni di fuoco sia nel distretto di al-Shakush a nord di Rafah sia presso il campo profughi di Bureij.