Gli Stati Uniti hanno completato il ritiro delle proprie truppe dall’Iraq, ponendo ufficialmente fine a una missione durata 12 anni e avviata per combattere l’Isis. L’annuncio è arrivato dal portavoce del Pentagono, Sean Parnell, secondo cui soldati e attrezzature americani hanno lasciato in modo ordinato l’ultima base aerea ancora utilizzata nel nord del Paese, a Erbil.
Con la partenza da Erbil si chiude la presenza operativa della coalizione internazionale a guida statunitense sul territorio iracheno. Parnell ha sostenuto che la campagna ha sconfitto l’Isis come minaccia militare organizzata in Iraq e nella regione. La conclusione dell’operazione segna, secondo il Pentagono, il passaggio da una missione di coalizione in tempo di guerra a un’iniziativa di sicurezza guidata direttamente da Baghdad e sostenuta da un rapporto bilaterale.
Dalla guerra del 2003 alla nuova fase
La presenza militare americana in Iraq affonda le sue origini nell’invasione del 2003. Dopo il ritiro del 2011, gli Stati Uniti sono tornati nel Paese nel 2014 per contrastare lo Stato islamico, nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve. Il percorso complessivo viene descritto come una presenza durata 23 anni, interrotta soltanto dalla pausa tra il primo ritiro e il successivo ritorno contro l’Isis.
Negli ultimi anni Washington aveva mantenuto in Iraq circa 2.500 militari, una presenza molto più contenuta rispetto agli oltre 170.000 soldati schierati nel 2007, nel momento più intenso della guerra. A luglio il presidente Donald Trump aveva dichiarato di non ritenere più necessaria la presenza dei militari americani, durante l’incontro alla Casa Bianca con il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi.
L’accordo e il trasferimento delle forze
Il ritiro completa l’intesa raggiunta nel settembre 2024 dall’amministrazione di Joe Biden con il precedente governo iracheno. Il piano prevedeva due passaggi: la conclusione della missione della coalizione nelle aree federali dell’Iraq e il mantenimento, fino al settembre 2026, di una presenza nel nord del Paese per sostenere le operazioni contro l’Isis nella vicina Siria.
Baghdad aveva annunciato a gennaio la fine dell’evacuazione delle basi nelle zone federali, compresa Ain al Asad, lasciando Erbil come ultimo punto operativo della coalizione. Il Pentagono aveva poi indicato nel 30 settembre il termine della missione Inherent Resolve dall’Iraq, affermando che le forze di sicurezza irachene, insieme ai peshmerga curdi, sono pronte ad assumere la guida delle attività antiterrorismo.
Gran parte delle ultime centinaia di militari statunitensi sarà ridislocata in Giordania e in altri Paesi della regione. Da queste basi Washington manterrà capacità di intelligence, sorveglianza e intervento contro l’Isis, senza però conservare una missione operativa in Iraq. Il primo ministro Ali al-Zaidi ha definito la conclusione della coalizione l’avvio di un nuovo capitolo, fondato sulla sovranità irachena, sulla forza delle istituzioni e su partenariati equilibrati con i Paesi amici.