Il confronto armato tra Stati Uniti e Iran prosegue con nuovi attacchi e rivendicazioni contrapposte. Dopo l’annuncio di Washington su raid contro obiettivi iraniani nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno riferito di aver colpito basi statunitensi a Erbil, nel Kurdistan iracheno.
Secondo i media statali di Teheran, l’operazione è stata condotta con missili e droni. I Pasdaran hanno sostenuto di aver danneggiato un centro di manutenzione, alcuni magazzini e il sistema di guida di un aerostato impiegato dagli Usa per la sorveglianza. Le informazioni provengono da una dichiarazione rilanciata dall’agenzia Irna e non sono accompagnate, nel testo disponibile, da verifiche indipendenti.
Le operazioni militari
Anche gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver completato una serie di attacchi contro obiettivi militari in Iran. Il bilancio dei bersagli indicati da Washington comprende siti di difesa aerea, sistemi radar, asset marittimi e aree dedicate alle comunicazioni. Le autorità iraniane hanno invece affermato che i raid statunitensi di lunedì hanno provocato 11 morti nel Paese.
La cifra è stata riportata dai media statali iraniani dopo un nuovo attacco nella provincia sudoccidentale del Khuzestan. Il vicegovernatore provinciale, secondo Irna, ha riferito di sette vittime e otto feriti in seguito a un attacco missilistico contro tre località. La Mezzaluna rossa iraniana ha inoltre comunicato la morte di quattro persone, tra cui un bambino, e il ferimento di oltre 50 persone in un attacco avvenuto durante un matrimonio nella contea meridionale di Sirik.
Le reazioni internazionali
Sul fronte americano, il giornalista di Reuters Idrees Ali ha riferito, citando due funzionari statunitensi, che al momento non risultavano vittime americane dopo gli attacchi iraniani. In precedenza, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane aveva sostenuto il contrario, parlando della morte di diversi soldati Usa: le versioni restano quindi discordanti.
Nel frattempo, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha dichiarato, durante la conferenza stampa conclusiva del G20 Finanze, che con Russia e Cina è possibile mantenere il dialogo sulle misure adottate da Washington per comprimere l’economia iraniana. Bessent ha aggiunto che un maggiore contributo dei due Paesi sarebbe positivo anche per loro.
Un ulteriore elemento del confronto riguarda i missili. Secondo il Financial Times, la Russia avrebbe aiutato segretamente l’Iran a sviluppare missili da crociera supersonici, potenzialmente in grado di minacciare portaerei e altre navi da guerra statunitensi presenti in Medio Oriente. Il giornale non è citato nel testo con ulteriori dettagli sulle fonti o sulle modalità del presunto sostegno.
Infine, il presidente Usa Donald Trump ha pubblicato sui social una proposta dal tono provocatorio: cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in Stretto di Trump. Il messaggio si inserisce nelle dichiarazioni diffuse mentre proseguono gli attacchi e le tensioni militari tra Washington e Teheran.