Manca circa un mese e mezzo alle elezioni della Knesset, il parlamento israeliano composto da 120 seggi. Il voto, previsto per il 27 ottobre, determinerà la nuova composizione dell’assemblea e, di conseguenza, la formazione del prossimo governo. Al centro della contesa c’è ancora Benjamin Netanyahu, leader del Likud e premier più a lungo in carica nella storia di Israele, con quasi 19 anni complessivi al potere, seppure non consecutivi (in copertina, protesta dell’opposizione alla Knesset durante l’ultima comparsata in aula di Trump).
Netanyahu si presenta agli elettori alla guida del blocco di partiti che sostiene il suo governo. Dall’altra parte si sta organizzando un ampio fronte di opposizione, composto da formazioni con orientamenti e leader diversi, ma unite dall’obiettivo di interrompere la sua esperienza politica. La prossima settimana è prevista una riunione dei principali esponenti dello schieramento anti-Netanyahu, che punta a definire una piattaforma comune e a coordinare l’azione in vista del voto.
Il fronte del cambiamento
Alla riunione dovrebbero partecipare Yair Lapid, leader del partito centrista Yesh Atid ed ex primo ministro, l’ex premier Naftali Bennett, Benny Gantz, già ministro della Difesa e leader di Resilienza per Israele, l’ex capo di stato maggiore dell’IDF Gadi Eisenkot, Avigdor Liberman, alla guida del partito nazionalista secolare Yisrael Beytenu, e Yair Golan, leader dei Democratici, formazione nata dalla fusione tra Meretz e Laburisti.
Secondo l’ufficio di Lapid, l’incontro servirà ad approfondire il coordinamento e a iniziare a formulare i principi fondamentali del prossimo esecutivo. L’obiettivo dichiarato è presentare una squadra unita ed esperta. Liberman ha contrapposto questa prospettiva a quella di un primo ministro che, nella sua valutazione, avrebbe fallito e sarebbe preoccupato soprattutto della propria permanenza al potere.
Una sconfitta elettorale potrebbe avere conseguenze rilevanti per Netanyahu anche sul piano giudiziario. Il premier è destinatario di una richiesta di cattura internazionale emessa il 21 novembre 2024 dalla Corte penale internazionale dell’Aia per presunti crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza. Sul fronte interno, gli avversari lo accusano inoltre di avere ignorato gli avvertimenti relativi all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e chiedono piena chiarezza su quanto accaduto.
Un’inchiesta anticipata da Haaretz riferisce che Netanyahu sarebbe stato informato dagli Emirati Arabi Uniti, pochi giorni prima dell’attacco, dei preparativi di Hamas per una grande offensiva contro Israele. Il premier respinge l’accusa e definisce il rapporto una menzogna totale, sostenendo di non avere ricevuto alcun avvertimento dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed.
Le proposte dei partiti
Tra i protagonisti in crescita nei sondaggi viene indicato Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’IDF e leader di Yashar!. La sua campagna presenta il cambiamento come un percorso responsabile, basato su una leadership meno polarizzante e capace di riunire il centro e la destra moderata. L’ex generale indica tra le priorità la ricostruzione dell’unità nazionale, la gestione delle conseguenze del 7 ottobre e il rafforzamento della sicurezza, insieme al recupero della fiducia nelle istituzioni.
Naftali Bennett, primo ministro tra il 2021 e il 2022 e oggi leader di B’Yachad insieme a Lapid, propone una commissione statale d’inchiesta sugli eventi del 7 ottobre, una riforma del sistema di leva per coinvolgere maggiormente la popolazione ultraortodossa e una pubblica amministrazione più efficiente. Il suo messaggio si rivolge agli elettori di centrodestra delusi dal Likud: la linea dura sulla sicurezza, sostiene, dovrebbe essere accompagnata da una maggiore capacità amministrativa e da un’assunzione di responsabilità politica.
Lapid, disposto a candidarsi alle spalle di Bennett nella lista comune, insiste sulle riforme istituzionali e sulla riduzione del peso politico dei partiti ultraortodossi. Tra le proposte del fronte figurano anche il limite ai mandati del primo ministro e una diversa distribuzione degli obblighi di servizio militare. Liberman, invece, propone una destra nazionalista e laica, favorevole a una linea rigida sulla sicurezza ma meno dipendente dalle richieste degli alleati religiosi.
Il Likud e Netanyahu respingono la lettura dell’opposizione. Secondo il premier, i suoi avversari sarebbero uniti soprattutto dalla volontà di estrometterlo, senza condividere una visione alternativa per il Paese. Il blocco di governo sostiene inoltre che diversi leader anti-Netanyahu mantengano posizioni simili a quelle del Likud sui principali dossier di sicurezza e rivendica l’esperienza del premier come una garanzia in una fase segnata da tensioni regionali, minacce militari e incertezza strategica.