Successione presidenziale

La lunga lista dei portavoce di Trump alla Casa Bianca

Katie Zacharia ha lasciato l’incarico dopo un briefing di 14 minuti e uno scandalo sulla mancata abilitazione forense

La lunga lista dei portavoce di Trump alla Casa Bianca

Sono stati sette i portavoce succedutisi nei due mandati di Donald Trump, in una sequenza segnata da scontri con i giornalisti, conferenze stampa cancellate o ridotte e permanenze molto diverse alla Casa Bianca. L’ultimo avvicendamento riguarda Katie Zacharia, rimasta in carica appena cinque giorni: il periodo più breve tra quelli ricordati nella ricostruzione.

Dal primo mandato alle dimissioni

Il primo volto dell’era Trump è stato Sean Spicer, il cui incarico fu segnato dalla controversia sulla partecipazione all’insediamento presidenziale del gennaio 2017. Spicer sostenne che la cerimonia avesse registrato il pubblico più numeroso di sempre, nonostante le immagini mostrassero una presenza maggiore all’insediamento di Barack Obama. In seguito riconobbe di aver commesso alcuni passi falsi e si dimise nel luglio dello stesso anno, dopo circa sei mesi alla Casa Bianca.

A raccogliere il testimone fu Sarah Huckabee Sanders, considerata una delle collaboratrici più fidate del presidente e già impegnata nella campagna elettorale del 2016. Il suo periodo di circa due anni fu caratterizzato da rapporti difficili con la stampa e da lunghi intervalli senza briefing formali. Nel rapporto del procuratore speciale Robert Mueller sulle presunte interferenze russe nelle elezioni del 2016 emerse inoltre che Sanders aveva ammesso di aver diffuso un’affermazione priva di fondamento sul sostegno di innumerevoli agenti al direttore dell’Fbi James Comey, poi licenziato da Trump. Lasciò l’incarico alla fine di giugno 2019 e oggi è governatrice dell’Arkansas.

Briefing ridotti e cambi di ruolo

Nel luglio 2019 arrivò Stephanie Grisham, già portavoce di Melania Trump dal marzo 2017 e collaboratrice del presidente fin dall’avvio della campagna del 2015. Fu la prima portavoce a non tenere neppure un briefing formale. Meno di un anno dopo abbandonò l’incarico per diventare capo di gabinetto della first lady.

Kayleigh McEnany, che durante le primarie repubblicane aveva inizialmente criticato Trump, divenne l’ultima portavoce del primo mandato. Dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 comparve brevemente davanti ai giornalisti per dichiarare che la Casa Bianca condannava le violenze nei termini più forti possibili e le considerava inaccettabili. Trump non partecipò a quel briefing.

Nel secondo mandato, Karoline Leavitt, già collaboratrice dell’ufficio stampa durante la prima presidenza, divenne la più giovane portavoce della Casa Bianca nella storia degli Stati Uniti. Aveva 28 anni quando annunciò l’uscita dall’amministrazione, spiegando di voler dedicare più tempo alla famiglia. La ricostruzione indica una permanenza da gennaio 2025 ad agosto 2026.

L’ultimo passaggio riguarda Katie Zacharia. Il suo debutto è durato 14 minuti: ha risposto a tre domande considerate amiche e ha annunciato il licenziamento dell’ambasciatrice americana ad Atene, Kimberly Guilfoyle. Dopo quella prima apparizione sono partite scommesse sulla durata dell’incarico, misurata in uno Scaramucci, dal nome di Anthony Scaramucci, direttore della comunicazione della Casa Bianca per soli undici giorni nel 2017.

Zacharia, secondo il testo, non ha brillato nel confronto con i giornalisti, ma a determinare la sua uscita è stato soprattutto lo scandalo relativo alla mancata abilitazione forense. Non aveva mai superato l’esame per esercitare la professione, pur essendosi presentata come avvocata negli studi di Fox News. La sua permanenza di cinque giorni ha così riacceso l’attenzione sulla successione degli addetti alla comunicazione presidenziale.