Anniversario talebano

Malala denuncia l’apartheid imposto alle donne afghane

Nel video diffuso sui social, la Nobel pakistana contesta divieti su studio, occupazione e spazi pubblici

Malala denuncia l’apartheid imposto alle donne afghane

Malala Yousafzai torna a denunciare la condizione delle donne in Afghanistan con un video pubblicato sui social in occasione dell’anniversario dei cinque anni dal ritorno al potere dei talebani. Nel messaggio, l’attivista pakistana contesta le politiche del regime e sostiene che non ci sia nulla da celebrare finché restano in vigore le restrizioni imposte alla popolazione femminile.

La denuncia sulle libertà negate

Al centro dell’intervento c’è quella che Malala definisce una forma di apartheid contro le donne afghane. Secondo quanto ricordato dall’attivista, alle donne è stato nuovamente negato il diritto all’istruzione e al lavoro. Le limitazioni riguardano anche la possibilità di accedere a luoghi della vita pubblica, compresi, sottolinea, i parchi pubblici.

Il video si inserisce nella lunga attività di denuncia di Malala Yousafzai a favore dei diritti delle bambine e delle donne. Nel suo intervento, l’attivista richiama il quadro creato dal regime talebano in Afghanistan e chiede che la condizione femminile non venga considerata una questione interna o accettabile, ma una violazione dei diritti fondamentali.

Dalla testimonianza alla mobilitazione internazionale

Malala è diventata conosciuta a livello internazionale quando aveva 11 anni, grazie a un blog scritto per la BBC nel quale raccontava le violenze dei talebani pakistani. Quei contenuti documentavano l’opposizione del gruppo ai diritti delle donne e all’istruzione delle bambine, temi che sono rimasti al centro del suo impegno pubblico.

Attivista pakistana e più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, Yousafzai continua così a utilizzare la propria notorietà per richiamare l’attenzione sulla situazione delle afghane. Il nuovo messaggio, diffuso a cinque anni dal ritorno del regime talebano, ribadisce che l’esclusione dall’istruzione, dal lavoro e dagli spazi pubblici non può essere presentata come un motivo di celebrazione.