Quadro regionale

Medio Oriente, nuova escalation tra Iran, Israele e Houthi

Attacchi, minacce marittime, scontri yemeniti e crisi umanitaria segnano le ultime ore

Medio Oriente, nuova escalation tra Iran, Israele e Houthi

La tensione in Medio Oriente resta alta su più fronti, con scambi di attacchi, minacce sul traffico marittimo e nuove ripercussioni politiche. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché non saranno soddisfatte le sette condizioni poste da Teheran. Secondo il consigliere dei Guardiani della Rivoluzione Ali Fadavi, le navi statunitensi si sarebbero allontanate dal Golfo Persico, dal Golfo di Oman e dall’area settentrionale dell’Oceano Indiano, portandosi a oltre mille chilometri dalle coste iraniane. Si tratta, tuttavia, di dichiarazioni delle autorità iraniane.

Nel frattempo una nave cisterna ha segnalato di essere stata colpita da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz, riportando danni alla sala macchine. L’equipaggio è stato dichiarato al sicuro e non sono state segnalate conseguenze ambientali. I dati della società di monitoraggio Kpler indicano che le esportazioni di greggio dei Paesi mediorientali, escluso l’Iran, hanno superato nella settimana considerata i livelli medi precedenti alla guerra, nonostante gli attacchi e le difficoltà nella navigazione. A Teheran, l’ufficio presidenziale ha inoltre annunciato le dimissioni del ministro del Petrolio Mohsen Paknejad, sostituito ad interim da Hamid Bord, direttore generale della compagnia petrolifera nazionale.

Ritorsioni tra Yemen e Arabia Saudita

Il conflitto coinvolge direttamente anche Yemen e Arabia Saudita. Il portavoce militare degli Houthi Yahya Saree ha rivendicato il lancio di missili balistici e droni contro impianti della compagnia saudita Aramco a Riad e nell’area di Khurais, sostenendo che gli attacchi abbiano provocato incendi. Fonti regionali hanno riferito inoltre di esplosioni a Buqayq, importante centro petrolifero, e nei pressi dell’aeroporto della capitale saudita. Secondo l’emittente vicina agli Houthi Al-Masirah, l’Arabia Saudita avrebbe condotto circa 26 raid su Sana’a e attacchi contro infrastrutture di telecomunicazione nella provincia di Saada.

Nella provincia yemenita di Taiz e nelle zone di confine con Lahj, fonti governative e militari Houthi hanno riferito di oltre 70 morti in 24 ore negli scontri. I bilanci forniti dalle due parti, non verificabili in modo indipendente, attribuiscono 34 vittime alle forze governative e 39 ai combattenti Houthi. La spirale di attacchi si inserisce in una crisi più ampia, mentre gli Stati Uniti hanno ritirato dalla base di Fairford, in Inghilterra, i bombardieri precedentemente impiegati nelle operazioni contro l’Iran. Il trasferimento è stato collegato dai media a un’indagine su un attentato pianificato nella base.

Raid e crisi umanitaria a Gaza

Nella Striscia di Gaza l’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso a Khan Younis Saqr Nabil Musa Qaisi, direttore dell’organizzazione turca Deniz Feneri, accusandolo di essere membro dell’unità Nukhba di Hamas e di avere rapporti con dirigenti del movimento. L’ospedale Al-Aqsa aveva precedentemente riferito della sua morte in un attacco contro un veicolo. Sempre secondo fonti israeliane, un’incursione nel campus dell’Università di Birzeit, vicino a Ramallah, ha portato alla demolizione di un memoriale dedicato a studenti ed ex studenti palestinesi uccisi negli ultimi decenni.

La Protezione civile palestinese ha segnalato a Gaza City oltre 2.000 edifici a rischio crollo, mentre la carenza di carburante, mezzi pesanti e ricambi rende difficili gli interventi. Migliaia di sfollati continuano a vivere in strutture danneggiate perché i campi sono sovraffollati e mancano alternative. In Cisgiordania, Israele ha annunciato la chiusura dei valichi verso i territori palestinesi e Gaza nelle giornate del 5 e del 7 ottobre, con alcune deroghe per il personale sanitario e per gli impegni riconosciuti dall’Alta Corte. Il quadro si completa con l’uccisione, in Siria meridionale, di un sospetto che secondo l’esercito israeliano tentava di infiltrarsi in una postazione militare, e con lo scambio di accuse sulla morte di un ufficiale palestinese a un checkpoint di Tulkarm.