Tensioni diplomatiche

Il Presidente iraniano all’Onu mostra le foto dei bambini morti nei raid Usa

Dopo il discorso del leader di Teheran, rappresentanti americani fuori dall’aula mentre proseguono i contatti mediati dal Qatar

Il Presidente iraniano all’Onu mostra le foto dei bambini morti nei raid Usa

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato gli Stati Uniti di terrorismo dal podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel corso dell’intervento, la delegazione americana ha lasciato l’aula dopo che il leader di Teheran ha sostenuto che l’Iran è stato descritto come un Paese terrorista, mentre sarebbe invece vittima del terrorismo.

Pezeshkian ha aperto il discorso ricordando l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e l’attacco contro la scuola Shajareh Tayyiba di Minab, nel sud dell’Iran. Secondo i dati diffusi dalle autorità iraniane, il raid avrebbe provocato almeno 156 morti, tra cui 120 alunni. L’episodio è stato collocato dal presidente nel contesto delle operazioni avviate da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio.

La difesa nazionale e il nucleare

Nel suo intervento, il presidente iraniano ha ribadito che il Paese non chiede autorizzazioni a nessuno per difendersi. Ha spiegato che l’Iran deve mantenere la propria forza per evitare minacce al suo futuro, precisando però che Teheran non intende usarla per imporre un’egemonia né cerca la propria sicurezza a discapito di quella degli altri.

Pezeshkian ha quindi insistito sulla necessità di una cooperazione regionale. A suo giudizio, in un’area dove il conflitto non conosce confini, una crisi in un territorio rischia di estendersi ai Paesi vicini. Per questo, ha affermato, l’Iran non considera i propri vicini avversari sul piano della sicurezza, ma auspica che siano forti e coinvolti in un percorso comune.

Un passaggio centrale è stato dedicato alla tecnologia nucleare. Il presidente ha definito pacifiche le applicazioni iraniane nei settori dell’energia, della sanità e dell’agricoltura e ha dichiarato che Teheran non rinuncerà a quello che considera un proprio diritto. La posizione espressa all’Onu è stata accompagnata dalla disponibilità a escludere le armi nucleari, ma non ad accettare limiti alla tecnologia nucleare pacifica.

Il leader iraniano ha inoltre sostenuto che sanzioni, pressioni e quello che ha definito bullismo rafforzeranno la resistenza della popolazione. Ha detto che l’Iran non ha mai avviato una guerra e ha sempre mostrato impegno nei negoziati, aggiungendo che il conflitto sarebbe stato imposto al suo Paese. La risposta iraniana, ha concluso, sarebbe stata di natura difensiva.

I contatti tra Washington e Teheran

Nonostante lo scontro pubblico all’Assemblea generale, restano aperti i canali di dialogo tra le due capitali. Il parlamentare iraniano Ahmad Bakhshayesh Ardestani ha ipotizzato un possibile incontro tra Pezeshkian e il presidente statunitense Donald Trump a margine dei lavori dell’Onu.

Il giorno precedente si erano svolti a New York colloqui durati diverse ore tra rappresentanti americani e iraniani, con la mediazione del Qatar. Trump li ha descritti come molto produttivi. Per gli Stati Uniti hanno partecipato Steve Witkoff e Jared Kushner; secondo i media iraniani, Teheran era rappresentata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha respinto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite le accuse rivolte a Teheran dagli Stati Uniti. «Non siamo terroristi, ma vittime», ha dichiarato nel suo intervento, mentre la delegazione statunitense ha lasciato l’aula. Le parole del leader iraniano si inseriscono in una fase di forte tensione tra i due Paesi, segnata da minacce e contatti indiretti.

La risposta alle minacce di Trump

Le dichiarazioni di Pezeshkian sono arrivate dopo le minacce pronunciate dal presidente americano Donald Trump direttamente dal podio dell’Assemblea generale. A quelle parole hanno replicato i vertici militari iraniani, che hanno annunciato una risposta ancora più dura in caso di nuove aggressioni.

Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane e il Quartier Generale Centrale Khatam al-Anbiya, indicato come la più alta unità di comando operativo della Repubblica islamica, hanno avvertito che il Paese è pronto a infliggere agli aggressori colpi «ancora più duri, devastanti e imprevedibili». La dichiarazione è stata diffusa su Telegram dalla televisione iraniana Press Tv.

I colloqui attraverso un mediatore

Sul fronte diplomatico, Teheran ha precisato che i colloqui con gli Stati Uniti non si svolgono in modo diretto. I contatti, secondo quanto riferito dalla parte iraniana, avvengono tramite un mediatore qatariota. Le condizioni di Teheran sarebbero già state comunicate, ma il testo non fornisce ulteriori dettagli sui contenuti delle richieste né sull’andamento dei negoziati.

Nel quadro degli sviluppi militari regionali, alcuni media iraniani hanno riferito dell’abbattimento di un drone di ricognizione armato saudita da parte delle forze yemenite. Il velivolo sarebbe stato colpito sopra Al-Mukha, nella provincia di Taiz, sulla costa occidentale dello Yemen. La notizia è stata attribuita all’agenzia iraniana Irna.

La giornata internazionale è stata inoltre caratterizzata dalle notizie sulla ricostruzione di Gaza. Il Board of Peace avrebbe presentato un primo piano dal valore di 2,4 miliardi di dollari. Si tratta di un ulteriore dossier collegato alla crisi mediorientale, distinto però dal confronto diretto tra Iran e Stati Uniti e dalle minacce scambiate nelle ultime ore.