Esito europeo

Referendum, l’Islanda respinge il riavvio dei colloqui con l’Ue

Affluenza 82,5%: fronte contrario avanti, Reykjavík favorevole; trattative escluse fino al 2028

Referendum, l’Islanda respinge il riavvio dei colloqui con l’Ue

Il fronte del No ha vinto il referendum islandese sulla riapertura dei negoziati per l’adesione all’Unione europea. I risultati definitivi assegnano al voto contrario il 52,8% dei consensi, contro il 47,2% ottenuto dal Sì. La consultazione, promossa dal governo favorevole al riavvio del dialogo con Bruxelles, si è conclusa con un’affluenza elevata: 225.031 elettori, pari all’82,5% degli aventi diritto.

L’esito conferma la distanza tra la capitale e il resto del Paese. Il No si è imposto in quattro delle sei circoscrizioni per le quali sono disponibili i dati definitivi, mentre il Sì ha prevalso nei due collegi di Reykjavík. Lo scrutinio ha restituito l’immagine di un’Islanda divisa, ma con le aree rurali e costiere decisive nel frenare la spinta europeista della capitale.

Sovranità e risorse al centro del voto

Il quesito chiedeva se il Paese dovesse riaprire i negoziati di adesione con l’Ue. Un risultato favorevole avrebbe consentito di avviare i colloqui, ma un eventuale accordo definitivo sarebbe comunque dovuto passare da un secondo referendum e dal consenso di tutti i 27 Stati membri. Tra i temi più discussi non c’erano soltanto l’inflazione e i tassi d’interesse, ma soprattutto la sovranità nazionale e il controllo delle acque territoriali.

A pesare sul risultato è stato in particolare il settore ittico, la cui industria rappresenta quasi il 40% delle esportazioni islandesi. Molti sostenitori del No temevano che l’adesione alla politica comune della pesca potesse comportare una riduzione del controllo sulle redditizie zone di pesca del Paese. La leader dell’opposizione Gudrun Hafsteinsdottir, alla guida della campagna contraria all’Ue, aveva sostenuto che le acque islandesi non sarebbero mai state condivise.

La prima ministra Kristrún Frostadóttir, socialdemocratica e favorevole alla ripresa dei colloqui, ha riconosciuto il risultato sottolineando il margine ristretto tra i due schieramenti. La premier ha dichiarato che il 53% della popolazione non vuole compiere ora un passo ulteriore, mentre quasi metà degli elettori si è mostrata interessata a proseguire i negoziati. Ha quindi invitato a rispettare entrambe le posizioni e ha definito utile il dibattito sviluppatosi durante la campagna.

Frostadóttir ha escluso una ripresa delle trattative durante l’attuale legislatura, che durerà fino al 2028. Il governo intende invece rafforzare il rapporto già esistente con l’Unione attraverso lo Spazio economico europeo e l’Efta. La prima ministra ha inoltre riferito di aver scambiato messaggi con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa dopo la diffusione dei risultati.

Il dossier resta congelato

Per Bruxelles il voto rappresenta una battuta d’arresto, anche se la Commissione europea ha fatto sapere di prendere atto dell’esito e di rispettare la scelta degli elettori islandesi. L’esecutivo comunitario ha ribadito che l’Islanda resta uno stretto partner dell’Unione. La candidatura, quindi, rimarrà congelata almeno fino al 2028, segnando un rallentamento della strategia della coalizione di centrosinistra.

L’Islanda aveva presentato la candidatura nel 2009, dopo la crisi finanziaria che aveva colpito duramente l’economia nazionale. I negoziati erano stati sospesi nel 2013, con l’insediamento di un governo euroscettico. Gli appelli dell’esecutivo a considerare il voto un’opportunità per rafforzare la stabilità economica e geopolitica, anche alla luce delle tensioni nell’area artica e delle pressioni sulla sicurezza dei confini settentrionali, non sono bastati a modificare l’orientamento prevalente.