Nelle ultime ore, un blocco coordinato di dodici nazioni ha annunciato l’adozione di un pacchetto di misure restrittive nei confronti degli abitanti dei territori occupati responsabili di atti ostili contro la popolazione palestinese in Cisgiordania. Le nuove restrizioni finanziarie e sui viaggi mirano a colpire direttamente le reti di supporto e le entità economiche collegate ai residenti insediati illegalmente nella regione.
Ecco l’elenco dei 12 Paesi (8 membri dell’Unione Europea e 4 Paesi extra-UE) che si sono coordinati per imporre sanzioni e restrizioni commerciali legate all’occupazione e alle violenze dei coloni in Cisgiordania:
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Regno Unito
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Francia
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Canada
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Spagna
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Irlanda
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Polonia
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Portogallo
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Svezia
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Islanda
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Norvegia
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Belgio
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Slovenia
Le ritorsioni diplomatiche e la posizione degli Stati Uniti
La decisione congiunta ha provocato la reazione immediata del primo ministro Benjamin Netanyahu, che – mentre si avvicinano sempre più le elezioni in Israele – ha espresso formale condanna per le decisioni assunte dai Governi esteri, definendole ingiustificate e lesive della sovranità nazionale.
La tensione diplomatica è rapidamente scalata sul campo con la decisione dell’esecutivo israeliano di decretare la chiusura del consolato britannico situato a Gerusalemme, interrompendo così le attività della rappresentanza diplomatica di Londra.
Il capo della diplomazia italiana Antonio Tajani è intervenuto sulla questione per sollecitare l’adozione rapida di sanzioni a livello Ue, sostenendo la necessità di una posizione uniforme tra i ventisette Paesi membri.

Sul fronte statunitense, l’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump ha scelto di adottare un approccio di neutralità, lasciando intendere che Washington non intende opporsi ai provvedimenti punitivi deliberati dalle cancellerie europee ed extraeuropee.
Impatto economico e prospettive per le esportazioni
I provvedimenti annunciati colpiscono in modo mirato i flussi di scambio commerciale, ponendo limitazioni dirette all’ingresso e alla distribuzione di prodotti realizzati negli insediamenti.
Le restrizioni economiche intendono bloccare le esportazioni verso l’Unione Europea derivanti dalle attività agricole e industriali collocate oltre la Linea Verde.
L’applicazione di questi blocchi commerciali mira a ridurre l’autosufficienza finanziaria dei gruppi radicali, mentre l’assenza di un veto da parte degli Stati Uniti prefigura una progressiva evoluzione dell’isolamento diplomatico e commerciale per le comunità sanzionate.