In territorio russo, precisamente nella regione siberiana di Irkutsk, la scomparsa della ventottenne Darya Shipilova, avvenuta venerdì 2 ottobre 2026, ha generato apprensione internazionale per un possibile focolaio di peste polmonare.
La giovane specialista prestava servizio presso l’Istituto di ricerca anti-peste della Siberia. Secondo ricostruzioni locali, avrebbe subito un’esposizione al batterio patogeno durante le sue mansioni professionali. A seguito del decesso, le autorità competenti hanno predisposto la quarantena precauzionale per cinque strutture ospedaliere e per decine di collaboratori dell’istituto.
I vertici della sanità russa hanno riferito che Darya Shipilova è deceduta a causa di una polmonite ad eziologia sconosciuta. Gli esami condotti finora non hanno evidenziato agenti patogeni collegati all’attività lavorativa svolta dalla laboratorista. Al momento non si registrano ulteriori vittime o casi confermati di contagio tra la popolazione o il personale isolato. L’episodio ha tuttavia richiamato l’attenzione delle organizzazioni sanitarie mondiali per la rapidità con cui sono state attivate le misure di contenimento epidemiologico.
La risposta della Casa Bianca e il monitoraggio internazionale
Nella giornata di lunedì 5 ottobre 2026, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti garantiranno assistenza alla Russia nell’ipotesi di un’epidemia. Il capo di Stato americano ha precisato di non aver ancora affrontato la questione direttamente con il presidente russo Vladimir Putin.
Durante l’incontro con i giornalisti, Donald Trump ha affermato:
“Ne abbiamo appena sentito parlare. Li aiuteremo il più possibile”. Il leader statunitense ha aggiunto che, sebbene la patologia fosse maggiormente controllabile in passato, “i microbi e i germi sono diventati più resistenti”, con un implicito riferimento al fenomeno della resistenza antimicrobica.
Sul piano medico, la peste polmonare risulta trattabile tramite la somministrazione tempestiva di terapie antibiotiche. Attualmente la Casa Bianca segue l’evolversi della situazione tramite il Dipartimento della Salute e i servizi diplomatici statunitensi. Anche la Commissione europea mantiene un livello di vigilanza elevato sul presunto focolaio in territorio russo.