Quadro diplomatico

Tensioni in Medio Oriente, tra accuse e negoziati bloccati

Washington-Teheran: smentite reciproche, raid, allarmi e scambi diplomatici

Tensioni in Medio Oriente, tra accuse e negoziati bloccati

Il quadro mediorientale resta segnato da tensioni militari e diplomatiche, mentre fonti di stampa riferiscono di nuovi episodi e di posizioni divergenti sui possibili colloqui tra Stati Uniti e Iran. Le informazioni, provenienti da media internazionali e fonti ufficiali delle parti coinvolte, riguardano anche lo Stretto di Hormuz, Gaza, Israele e i rapporti tra Washington e Teheran.

Allarme alla base britannica

Secondo i media britannici, l’Iran sarebbe il principale sospettato per l’allarme scattato alla base della Royal Air Force di Fairford, nell’Inghilterra occidentale, struttura che ospita anche l’aeronautica statunitense. Dal sito militare erano decollati caccia impegnati nel conflitto. Le autorità hanno però mantenuto il riserbo sulla nazionalità e sull’obiettivo dei cinque uomini fermati in base alla legge antiterrorismo, sospettati di preparare un attentato.

Intervistato dalla Bbc, il ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha evitato di collegare ufficialmente l’episodio a Teheran. Il ministro ha affermato che l’Iran e i gruppi alleati desiderano colpire il Regno Unito, ma ha precisato di non stare indicando un coinvolgimento iraniano nell’allarme. Sul fronte regionale, l’ammiraglio Habibollah Sayyari ha sostenuto che lo Stretto di Hormuz è sotto il pieno controllo iraniano, distinguendo tra le aree affidate all’esercito e quelle presidiate dalla Marina dei Guardiani della Rivoluzione.

Colloqui tra Washington e Teheran

Le fonti sul possibile riavvio dei negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran forniscono versioni opposte. Axios aveva riferito di un nuovo ciclo di contatti mediati dal Qatar tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’inviato statunitense Steve Witkoff. L’agenzia iraniana Fars, citando una fonte vicina alla squadra negoziale, ha invece escluso incontri durante la permanenza della delegazione iraniana a New York per l’Assemblea generale dell’Onu. Una posizione analoga è stata attribuita da Irna a una fonte della delegazione, secondo cui le richieste iraniane sono già state trasmesse attraverso il mediatore qatariota.

Il Wall Street Journal riferisce intanto che i mediatori starebbero spingendo Teheran verso concessioni sul programma nucleare, nel tentativo di rilanciare i colloqui per un cessate il fuoco. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di prevedere una vittoria rapida contro l’Iran e ha lasciato aperta la possibilità di nuovi bombardamenti, senza confermare decisioni operative. L’ambasciatore statunitense all’Onu Mike Waltz ha aggiunto che Washington avrebbe proposto all’Iran la vendita di uranio destinato a usi civili, sul modello del programma degli Emirati Arabi Uniti.

Nel frattempo, il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione Hossein Mohebbi ha affermato che le forze iraniane hanno sequestrato a Hormuz un secondo veicolo sottomarino autonomo statunitense, identificato come un Kingfish Mk 18 Mod 2. La notizia non è stata accompagnata nel testo da una conferma americana. Nbc News ha inoltre riferito che otto Marines statunitensi sarebbero rimasti feriti due settimane fa dopo il colpo di un missile da crociera iraniano contro la nave sulla quale prestavano servizio, senza conseguenze gravi secondo fonti Usa.

Altri sviluppi riguardano i combattimenti e le relazioni regionali. Axios ha riferito di un incontro ad Abu Dhabi tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed. Il Wall Street Journal sostiene inoltre che l’Egitto avrebbe avvertito più volte Netanyahu, anche nelle 48 ore precedenti al 7 ottobre, dei preparativi di Hamas; il premier israeliano ha sempre negato di avere ricevuto quegli allarmi. L’esercito israeliano ha comunicato l’uccisione a Gaza di due membri di Hamas, tra cui un uomo ritenuto responsabile del rapimento di Noa Argamani, mentre media iraniani hanno riferito di attacchi sauditi in Yemen e nel nord dell’Iraq e di un’esplosione in Giordania. Sono infine segnalate esportazioni di greggio mediorientale in ripresa a settembre, con flussi attraverso Hormuz stimati in circa 7,4 milioni di barili al giorno.