La crisi in Medio Oriente si allarga tra scontri, pressioni diplomatiche e timori per la sicurezza delle rotte marittime. In un’intervista a Fox News, Donald Trump ha dichiarato di non avere rimpianti per le decisioni assunte nella guerra contro l’Iran e ha affermato che, se potesse tornare indietro, agirebbe nello stesso modo. Il presidente statunitense ha inoltre sostenuto che Teheran stia cedendo e ha rivendicato il controllo americano sullo Stretto di Hormuz.
Le dichiarazioni arrivano mentre la Casa Bianca deve fare i conti con le critiche dell’opinione pubblica e con le perplessità di una parte dell’elettorato repubblicano, tradizionalmente contrario al coinvolgimento prolungato degli Stati Uniti in conflitti esteri. Secondo le informazioni riportate nel testo, anche il vicepresidente JD Vance avrebbe chiesto ai vertici militari una valutazione sulla disponibilità di munizioni e sulla sostenibilità dell’impegno in Medio Oriente.
La mediazione russa tra Teheran e i Paesi del Golfo
Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che la Russia sta lavorando per favorire una soluzione alle divergenze tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Mosca, ha spiegato, interviene nel tentativo di ridurre le controversie anche nel quadro dei Brics, ma si tratta di contrasti profondi, legati agli interessi divergenti delle nazioni coinvolte.

Un ulteriore tentativo diplomatico riguarda lo Stretto di Hormuz. Secondo il Financial Times, i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo dovrebbero incontrare lunedì il loro omologo iraniano a Salalah, in Oman. L’iniziativa, promossa da Oman e Iran, punta a definire un’intesa temporanea per la gestione del traffico marittimo. La notizia, tuttavia, non è stata verificata da Reuters.
La situazione nello Yemen e nel Mar Rosso
Nel frattempo, gli Houthi, sostenuti da Teheran, avrebbero assunto il controllo della città portuale di Mokha, nello Yemen occidentale, e dell’isola di Zuqar, nel Mar Rosso. La località si trova a circa 70-80 chilometri dallo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico per il commercio internazionale. La conquista, riferita da fonti governative e dagli stessi ribelli, rischierebbe di compromettere la tregua yemenita e di aumentare la pressione sulle rotte commerciali ed energetiche.
La presa di Mokha avrebbe provocato la fuga di residenti e personale sanitario verso Aden, mentre le forze governative yemenite avrebbero avviato raid contro i rinforzi degli Houthi nell’area occidentale di Taiz. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Hans Grundberg, ha espresso preoccupazione in una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza, mettendo in guardia dal rischio di una nuova escalation regionale. La CNN ha inoltre riferito della presenza di militari statunitensi in Arabia Saudita per attività di assistenza contro gli Houthi.

Le informazioni diffuse nelle ultime ore riferiscono infine di esplosioni sull’isola iraniana di Qeshm e a Sirik, senza ulteriori dettagli verificabili nel testo. Il quadro resta quindi segnato da combattimenti, minacce sulle vie marittime e iniziative diplomatiche parallele, mentre gli Stati Uniti valutano i costi militari dell’escalation e i Paesi della regione cercano una formula per mantenere aperti i collegamenti attraverso Hormuz.
Fronte israeliano
Sul fronte israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha sostenuto che l’Iran starebbe tentando di ricostruire la propria capacità di sviluppare armi nucleari. Nel corso di un intervento al Muro del Pianto, Netanyahu ha promesso che, finché resterà in carica, Teheran non entrerà in possesso di ordigni atomici. Ha inoltre rivendicato operazioni contro l’asse iraniano a Gaza e in Libano.