Steve Witkoff e Jared Kushner, emissari del presidente statunitense Donald Trump, sono arrivati a Kiev per la prima visita nella capitale ucraina dall’inizio della guerra. La missione segue il colloquio di circa tre ore avuto a Mosca con il presidente russo Vladimir Putin e punta a mantenere aperto il canale diplomatico tra Washington, Mosca e Kiev.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha comunicato l’avvio dei colloqui con i due rappresentanti americani, pubblicando sui social le immagini della loro accoglienza nella capitale, anche all’interno della cattedrale di Santa Sofia. Witkoff e Kushner hanno raggiunto Kiev in treno, a bordo del convoglio ribattezzato Espresso della pace, e sono stati accolti tra gli altri dal capo dell’intelligence estera ucraina Rustem Umerov.
Una tregua limitata alle capitali
La visita si svolge mentre resta in vigore una sospensione degli attacchi annunciata da Putin per tre giorni, in coincidenza con gli spostamenti degli inviati statunitensi. La pausa riguarda i raid contro Kiev e Mosca, mentre il Cremlino ha respinto la proposta ucraina di estendere il cessate il fuoco all’intero fronte. Secondo la versione russa, le truppe avrebbero rispettato l’intesa e anche Kiev avrebbe ridotto in modo significativo le proprie azioni.
Il quadro sul terreno, tuttavia, continua a essere segnato da bombardamenti e accuse reciproche. Il ministero della Difesa russo ha riferito di attacchi contro infrastrutture logistiche e siti collegati alla produzione e allo stoccaggio di droni in 144 aree dell’Ucraina. L’Aeronautica ucraina ha invece dichiarato di avere intercettato nella notte 82 droni e sei missili su 108 velivoli senza pilota lanciati contro il Paese.
Vittime e accuse tra Mosca e Berlino
Nella regione di Zaporizhzhia, il governatore Ivan Fedorov ha denunciato 886 attacchi contro 54 insediamenti nelle precedenti 24 ore, con un morto e 25 feriti. In città, secondo le autorità locali, un raid ha colpito edifici residenziali provocando incendi e sei feriti. Le autorità ucraine hanno inoltre segnalato altri episodi in diverse aree del Paese, mentre Mosca sostiene di aver colpito obiettivi legati allo sforzo militare.
Parallelamente, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha definito l’inchiesta tedesca sui droni individuati all’aeroporto di Lipsia e la successiva reazione diplomatica di Berlino come l’inizio di una vera guerra. Lavrov ha contestato l’attribuzione dei velivoli alla Russia, sostenendo che non sarebbe stata svolta un’indagine adeguata.
Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha descritto l’incontro tra Putin, Witkoff e Kushner come un segnale di fiducia almeno all’interno del canale di comunicazione aperto con Washington. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha riferito che gli emissari americani hanno presentato diverse idee dell’amministrazione Trump per porre fine al conflitto. La Russia, però, mantiene una posizione prudente sulle prospettive dei negoziati e ribadisce di non voler rinunciare alle proprie richieste territoriali.
Ushakov ha infine indicato come possibile un incontro tra Putin, Trump e il presidente cinese Xi Jinping al vertice Apec previsto a Shenzhen il 18 e 19 novembre. L’ipotesi, ha precisato, dipenderebbe dalla preparazione diplomatica e dall’organizzazione da parte dei Paesi ospitanti.
La priorità dell’inverno
Secondo fonti citate dal Kyiv Independent, una parte significativa del primo confronto ha riguardato le necessità dell’Ucraina in vista dei mesi freddi. Kiev si prepara a una nuova possibile campagna russa contro la rete energetica, dopo che gli attacchi dello scorso inverno avrebbero distrutto 9 gigawatt di capacità di generazione elettrica. L’approvvigionamento e la protezione delle infrastrutture restano quindi tra i temi urgenti per il governo ucraino.
La visita degli emissari americani si è svolta mentre resta in vigore una sospensione temporanea degli attacchi sulle rispettive capitali, annunciata da Mosca in concomitanza con la missione diplomatica. Il Cremlino ha però respinto l’ipotesi di estendere la tregua all’intero fronte. Kiev ha denunciato violazioni della pausa e nuovi raid: nella regione di Zaporizhzhia, secondo le autorità locali, gli attacchi contro 54 insediamenti hanno provocato un morto e 25 feriti nelle ultime 24 ore.
Accuse incrociate
Mosca ha dichiarato di aver colpito infrastrutture logistiche, siti di produzione e depositi di droni in 144 aree dell’Ucraina. L’Aeronautica ucraina ha invece riferito del lancio notturno di 108 droni e sei missili, sostenendo di averne intercettati 82, oltre ai sei vettori. Le informazioni provengono dalle parti in conflitto e non sono state verificate in modo indipendente.
Nel quadro delle tensioni internazionali, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha definito l’inchiesta tedesca sui droni segnalati all’aeroporto di Lipsia, insieme alla risposta diplomatica di Berlino, l’inizio di una vera guerra. Il Cremlino ha inoltre parlato di un clima di fiducia nel rapporto con gli emissari americani e ha ipotizzato possibili incontri tra Putin, Trump e Xi Jinping a margine del vertice Apec previsto in Cina il 18 e 19 novembre. Sul negoziato, tuttavia, Mosca continua a invitare alla prudenza e ribadisce di non voler rinunciare alle proprie richieste territoriali.