Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, ha espresso la sua “invidia” nei confronti di Valter Lavitola, recentemente accusato di un reato grave, ma rimasto a piede libero. In una nota diffusa dal suo team legale, Adinolfi ha commentato la disparità di trattamento tra lui e Lavitola, sottolineando come il sistema mediatico e giudiziario italiano applichi “due pesi e due misure”. Adinolfi è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di truffa ed evasione fiscale, mentre Lavitola, accusato di essere mandante di strage, non ha subito misure restrittive.
Le accuse di Adinolfi
Adinolfi ha dichiarato che, mentre Lavitola riceve un trattamento di favore, lui è stato sottoposto a misure severe, tra cui l’uso del braccialetto elettronico. “Per Lavitola e Sigfrido Ranucci è tutta ‘macchina del fango’, mentre per me la sentenza è già stata emessa dai media”, ha affermato. Secondo Adinolfi, i giornali utilizzano un linguaggio condizionale per Lavitola, mentre per lui non c’è spazio per dubbi, con le vittime già intervistate e pronte a testimoniare contro di lui.
Disparità nel trattamento mediatico
Adinolfi ha messo in evidenza come, sebbene Lavitola sia un pluripregiudicato, il suo legame con Ranucci e altre figure influenti gli consenta di evitare le conseguenze legali. “Il sistema mediatico e giudiziario ti tratta con i guanti bianchi”, ha detto, lamentando la sua condizione di “soggetto pericoloso” e la stigmatizzazione che ne deriva. Concludendo, Adinolfi ha invitato a riflettere sulle evidenti disparità nel trattamento riservato ai diversi soggetti coinvolti in casi simili.