La maggioranza prosegue dritta verso l’invio del testo in aula alla Camera il 26 giugno, fissando per l’11 giugno la data entro la quale presentare gli emendamenti. Lo farà anche lo stesso centrodestra, per correggere i punti ancora in dubbio di costituzionalità. Il Partito Democratico ha dichiarato: «È caduta la maschera: la destra ha paura di perdere».
La corsa della legge elettorale verso l’approdo in aula alla Camera il 26 giugno procede di gran carriera, nonostante gli altolà delle opposizioni. L’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera ha adottato il nuovo testo base proposto dal centrodestra – già noto come Bignami bis – e ha dato tempo fino all’11 giugno per la presentazione degli emendamenti, che arriveranno anche dal centrodestra.
Il nuovo testo presenta ancora profili di incostituzionalità, come indicato dai costituzionalisti sentiti in audizione, ma la maggioranza ha ritenuto di non presentare una nuova versione. Piuttosto procederà con emendamenti mirati, uno su tutti, per correggere la stortura dell’esclusione di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige dal computo dei seggi per il premio di maggioranza.
«I tempi imposti dalla maggioranza sono francamente assurdi e confermano ciò che avevamo compreso fin dall’inizio: non c’è alcuna reale volontà di costruire un confronto serio con le opposizioni», ha affermato Simona Bonafè, capogruppo del Partito Democratico in commissione. «Con una tabella di marcia così compressa è evidente che il dialogo è soltanto di facciata. È caduta la maschera: la destra ha paura di perdere e sta lavorando a una legge elettorale cucita sulle proprie convenienze e sui propri equilibri interni, non certo sulle esigenze del Paese e sulla necessità di rafforzare la qualità della nostra democrazia».
Cosa prevede il testo
La proposta Bignami bis porta al 42% la soglia da raggiungere con sistema proporzionale sia alla Camera sia al Senato per poter ottenere il premio di maggioranza, che può portare a un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 seggi al Senato. Vengono esclusi però dal conteggio gli eletti nelle regioni a statuto speciale Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. È prevista la presenza del nome del premier della coalizione al momento della presentazione delle liste e del programma condiviso, mentre sono stati cancellati i ballottaggi.
I problemi maggiori riguardano proprio l’esclusione delle due regioni dal conteggio, insieme all’indicazione del candidato premier di coalizione e la presenza di un “listone” molto lungo che scatterebbe senza poter essere indicato interamente sulle schede.