Il 11 giugno 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro l’Iran, colpendo diverse località nel sud del paese, tra cui la città portuale di Bandar Abbas, Qeshm e Hengam, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Secondo il Pentagono, questi attacchi rappresentano un atto di diplomazia coercitiva volto a ottenere concessioni dall’Iran. La nuova ondata di missili ha preso di mira sistemi di difesa aerea e posizioni radar nella regione.
In risposta, Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz a tutto il traffico navale, avvertendo che qualsiasi nave che tenti di transitare sarà presa di mira. Tuttavia, gli Stati Uniti, attraverso il Centcom, hanno dichiarato che le navi commerciali continuano a transitare normalmente.
Reazioni e escalation
Le prospettive di una soluzione diplomatica si sono ulteriormente affievolite dopo che una delegazione qatariota, impegnata nella mediazione, ha lasciato Teheran senza alcun progresso nei colloqui. Il comandante delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Seyed Majid Mousavi, ha minacciato che l’insicurezza dello Stretto di Hormuz non rimarrà impunita, promettendo di trasformare la regione in un ‘inferno’ per gli Stati Uniti.
In un contesto di crescente tensione, ventidue paesi, tra cui Stati Uniti e Australia, hanno chiesto all’Iran di cessare gli attacchi contro individui nei loro territori. Questi paesi hanno condannato le azioni malvagie compiute da entità statali iraniane in Europa, Nord America e Australia.
Attacchi e conseguenze
Secondo il New York Times, gli attacchi statunitensi hanno colpito anche un impianto idrico in Iran, sollevando interrogativi sulla legalità di tali azioni, che potrebbero configurarsi come crimini di guerra. Le esplosioni sono state udite in gran parte dell’Iran, con rapporti di attacchi in città come Shiraz e Karaj.
Il presidente americano, Donald Trump, ha confermato l’uso di 49 missili Tomahawk per colpire obiettivi in Iran, avvertendo che i bombardamenti riprenderanno se non verrà raggiunto un accordo. Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha espresso preoccupazione per l’escalation della crisi, esortando tutte le parti a lavorare per una soluzione diplomatica e a fermare gli attacchi.