Giustizia globale

Cecilia Strada: “Non possiamo permettere che la Corte penale internazionale chiuda, serve uno scudo per proteggerla dagli Usa”

L'Istituzione con sede a L'Aia, nei Paesi Bassi, sempre più sotto pressione: la richiesta dell'Eurocamera per lo Statuto di blocco

Cecilia Strada: “Non possiamo permettere che la Corte penale internazionale chiuda, serve uno scudo per proteggerla dagli Usa”

L’offensiva sanzionatoria promossa dalle autorità degli Stati Uniti contro i vertici della Corte penale internazionale con sede all’Aia risale alle indagini avviate sui presunti crimini di guerra commessi da personale militare in Afghanistan e nei territori palestinesi. La misura restrittiva, introdotta con ordini esecutivi dalla presidenza americana, ha istituito congelamenti di beni e divieti di ingresso per procuratori e magistrati dell’organismo internazionale.

Questa pressione economica e istituzionale ha spinto il dibattito politico dell’Unione europea a valutare l’attivazione dello Statuto di blocco, lo strumento giuridico nato per neutralizzare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni estere sulle entità comunitarie.

Nel corso del confronto a Bruxelles, le forze politiche europee hanno sollecitato la Commissione europea a intervenire per tutelare l’autonomia della giurisdizione dell’Aia. La discussione odierna si concentra sulle modalità e sulla tempistica con cui l’organo esecutivo comunitario intende applicare il regolamento di protezione, al fine di garantire la continuità operativa dei giudici e del personale amministrativo del tribunale internazionale.

La posizione delle istituzioni europee e le dichiarazioni di Cecilia Strada

In merito alla vicenda, l’eurodeputata del Partito Democratico Cecilia Strada ha espresso forte preoccupazione per la tenuta del sistema giudiziario multilaterale.

Cecilia Strada è la figlia di Gino Strada (medico e fondatore dell’ONG Emergency) ed è europarlamentare del Pd.

La rappresentante politica ha sollecitato un intervento immediato per proteggere l’organismo internazionale dai condizionamenti esterni, sottolineando il ritardo nelle decisioni dell’esecutivo comunitario.

Nell’intervista rilasciata presso la sede del Parlamento europeo, Cecilia Strada ha dichiarato:

“Non possiamo permettere che un’istituzione così cruciale per la giustizia internazionale sia sotto attacco e rischi di chiudere. Chiediamo da un anno e mezzo alla Commissione di attivare il regolamento di blocco, ma non lo sta ancora facendo. Va fatto ora, anzi andava fatto 18 mesi fa”.