La relazione tra il presidente americano Donald Trump e la premier italiana Giorgia Meloni ha subito un drastico cambiamento, trasformandosi in una crisi diplomatica senza precedenti tra Italia e Stati Uniti. Dall’entusiasmo iniziale, culminato con un blitz a Mar-a-Lago, si è passati a tensioni palpabili, come dimostrano le recenti dichiarazioni di alcuni membri del governo italiano in vista della celebrazione del 4 luglio.
Il 2 luglio 2025, Meloni si era esibita a Villa Taverna, la residenza dell’ambasciatore americano a Roma, esprimendo ammirazione per gli Stati Uniti e sottolineando il “rapporto speciale” tra Roma e Washington. Tuttavia, un anno dopo, il 4 luglio 2026, la situazione è cambiata radicalmente, con diversi ministri che hanno annunciato la loro assenza alla celebrazione, evidenziando un clima di tensione diplomatica. Il ministro Luca Ciriani ha dichiarato: “Non ci vado, non c’è nulla da festeggiare”.
L’illusione della special relationship
La cosiddetta “special relationship” tra Trump e Meloni era stata costruita con una strategia ben definita, mirata a posizionare Meloni come l’unica leader europea in grado di dialogare con Trump senza compromettere la propria immagine a Bruxelles. Tuttavia, questa strategia si è rivelata fragile. Già prima dell’insediamento di Trump, Meloni aveva ricevuto elogi generosi, ma la sua presenza a Capitol Hill per la cerimonia di insediamento del presidente americano ha segnato l’inizio di una dipendenza pericolosa.
Un episodio emblematico di questa relazione è rappresentato dalla pubblicazione dei suoi libri negli Stati Uniti. L’edizione americana di “Io sono Giorgia” è stata lanciata con una prefazione di Donald Trump Jr., mentre il secondo libro, “Giorgia’s Vision”, è uscito con una frase di Trump in copertina. Tuttavia, mentre il primo libro era visto come un ponte tra le due culture, il secondo è stato definito “un libro-sabotatore” a causa della mancanza di promozione e dell’assenza di Trump.
Le crepe istituzionali
La prima crepa significativa nella relazione si è manifestata a gennaio 2026, quando Trump ha lanciato il suo “Board of Peace” per Gaza, invitando l’Italia a partecipare. Meloni ha accettato, ma la struttura del Board era incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione italiana, portando a un compromesso inadeguato. L’Italia è stata relegata a un ruolo di “osservatore”, suscitando malcontento tra le opposizioni e creando ulteriori tensioni con gli Stati Uniti.
Il culmine di questa crisi si è avuto il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato un’operazione militare contro l’Iran, lasciando l’Italia in una posizione difficile e isolata, costretta a gestire le conseguenze di una guerra non condivisa con i suoi alleati europei. La premier Meloni si è trovata a fronteggiare una situazione complessa, con il rischio di compromettere ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti e con l’Europa.