giustizia e politica

David Sanchez, fratello del premier spagnolo, condannato per nepotismo

David Sanchez, fratello del premier spagnolo, condannato per abuso di potere e nepotismo

David Sanchez, fratello del premier spagnolo, condannato per nepotismo

Il Tribunale provinciale di Badajoz ha emesso una sentenza contro David Sánchez, fratello del premier spagnolo, condannandolo a nove anni di interdizione da cariche pubbliche per abuso di potere, in seguito a un caso di nepotismo. La sentenza, che si estende su 377 pagine, ha evidenziato come la carica di coordinatore delle attività di conservazione fosse stata creata ad hoc per lui.

Secondo i giudici, la creazione di questa carica non era necessaria e si basava esclusivamente su interessi personali, piuttosto che sull’interesse pubblico. Oltre a David Sánchez, anche Miguel Ángel Gallardo, ex leader dei Socialisti dell’Estremadura e ex presidente del Consiglio provinciale, è stato interdetto per nove anni per aver facilitato questa nomina, così come Luis Carrero, un amico di David, assunto come consulente.

Dettagli della sentenza

Il tribunale ha sottolineato che non è stato possibile dimostrare se la creazione della carica fosse stata richiesta direttamente da David Sánchez o da altre persone a lui vicine. Tuttavia, è emerso che la decisione di Gallardo di favorire il fratello del premier fosse legata al suo legame familiare con Pedro Sánchez Pérez-Castejón, futuro Segretario Generale del PSOE.

Inoltre, la sentenza ha messo in luce un secondo episodio di abuso d’ufficio, riguardante la modifica della posizione di David per soddisfare i suoi desideri. Questa trasformazione ha comportato l’eliminazione di incompatibilità, adattando la posizione ai suoi interessi personali. Infine, un terzo reato ha riguardato la creazione di una posizione per un amico di David, per garantire la sua assistenza nelle attività, nonostante lavorassero in dipartimenti diversi.

Esito del processo

David Sánchez rischiava una pena detentiva fino a sei anni, ma la Procura aveva chiesto l’assoluzione. Il tribunale non ha ritenuto provato il reato di traffico di influenze, poiché non è stata dimostrata la pressione specifica esercitata sui responsabili della creazione e modifica delle posizioni. I giudici hanno concluso che le azioni degli imputati, pur essendo coordinate e corrotte, non avevano fondamento nei fatti e non era chiaro chi avesse esercitato influenza sulle decisioni illegali.