L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Miele, attualmente indagato a Roma per corruzione e rivelazione di segreto, aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito. Tuttavia, da marzo del 2026, il plenum del Csm aveva deliberato un compenso lordo di 27mila euro l’anno.
Secondo i pubblici ministeri titolari dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, Miele avrebbe favorito l’opera che intende unire la Calabria alla Sicilia. I pm sostengono che il suo interesse fosse quello di ottenere in cambio la carica di presidente dell’Antistrust. Insieme a lui sono indagati per concorso in corruzione e rivelazione di segreto anche l’avvocato leghista Giacomo Francesco Saccomanno, ex membro del Cda della società Stretto di Messina spa, e l’imprenditore Vincenzo Virguglio.
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Miele, intercettato dai pm, aveva dichiarato: “Quando andrò in pensione… c’ho l’imbarazzo della scelta”. Le utilità ottenute da Virguglio e Saccomanno avrebbero incluso raccomandazioni e interventi presso terzi, anche tramite il Rotary della Sicilia, per sostenere le sue aspirazioni professionali.
La notizia delle dimissioni giunge in un contesto di crescente attenzione verso l’inchiesta sul Ponte, che ha coinvolto anche figure di spicco della politica, come il penalista Fabio Pinelli, presidente del Csm e avvocato vicino alla Lega. Pinelli ha chiarito che il regolamento prevede la presenza di due magistrati della Corte dei conti nel Collegio, un presidente di sezione e un docente esperto della materia.