LA POLEMICA

Elettori nel mirino, che polverone sull’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate: chi vota Meloni è un evasore fiscale?

Dopo le parole di Bonaccini sull'istruzione di chi sceglie il Centrodestra, un nuovo caso sta animando il dibattito politico

Elettori nel mirino, che polverone sull’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate: chi vota Meloni è un evasore fiscale?

Se non è un autogol, poco ci manca. Fatto sta che nel Centrosinistra quando si tratta di farsi del male o complicarsi la vita sembrano essere dei campioni.

Le vicende di questi ultimi tempi lo testimoniano bene.

Prima gli elettori di destra descritti come meno istruiti (protagonista l’europarlamentare Pd ed ex governatore dell’Emilio Romagna Stefano Bonaccini), adesso quelli che sostengono Giorgia Meloni accostati all’evasione fiscale.

A distanza di poche settimane, il Centrosinistra si ritrova nuovamente a fare i conti con una polemica che riguarda il modo in cui vengono rappresentati i cittadini che votano per il Centrodestra.

Ruffini e la frase sull’evasione fiscale

Tutto nasce dalla partecipazione di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e promotore del movimento politico Più Uno, alla trasmissione Otto e Mezzo su La7.

Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Nel corso del confronto con Lilli Gruber, Ruffini ha criticato l’impostazione fiscale del Governo Meloni, sostenendo la necessità di rispettare il principio di progressività delle imposte e di utilizzare meglio le risorse pubbliche.

Parlando del consenso della presidente del Consiglio, ha quindi osservato che una parte del suo elettorato sarebbe composta da persone interessate a risparmiare.

A quel punto la conduttrice ha suggerito un termine diverso, “evadere”, ottenendo da Ruffini una risposta affermativa, accompagnata dalla precisazione “diciamo di sì”.

È stato soprattutto questo passaggio a innescare la contestazione politica.

Il ruolo (attuale) di Ruffini e la sua discesa in campo in politica

Il riferimento al risparmio, accostato all’evasione fiscale, è diventato il fulcro della discussione, alimentando le critiche di chi vi ha letto una generalizzazione nei confronti di una parte consistente dell’elettorato italiano.

Nel dibattito, inoltre, non si può trascurare il ruolo politico assunto da Ruffini.

La sua iniziativa, Più Uno, si colloca nell’area del Centrosinistra e punta a costruire un progetto rivolto anche a chi non si riconosce nelle attuali forze politiche.

Le sue parole arrivano dunque in una fase nella quale la ricerca di nuovi consensi è parte integrante della competizione politica.

La reazione di Fratelli d’Italia

Tra le prime reazioni documentate c’è quella di Giorgio Salvitti, esponente di Fratelli d’Italia, che ha contestato duramente le dichiarazioni, giudicandole “offensive nei confronti di partite Iva, artigiani, commercianti e imprenditori”.

Giorgio salvitti di Fratelli d'Italia
Giorgio Salvitti di Fratelli d’Italia

Durissimo anche il commento del capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia, Christian Garavaglia:

Christian Garavaglia capogruppo di FdI in Regione Lombardia

“Prima Bonaccini, che definisce stupidi e ignoranti gli elettori di Giorgia Meloni. Ora Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, che da Lilli Gruber arriva ad associare l’elettorato del centrodestra alla tendenza a evadere le tasse. A sinistra, evidentemente, quando non si riesce a convincere gli italiani con le proprie idee, si preferisce insultarli o gettare ombre sulla loro onestà”.

E ancora:

“Associare le preferenze politiche alla propensione a evadere è un salto logico inaccettabile, tanto più se a compierlo è chi ha guidato l’Agenzia delle Entrate. Peraltro, a Ruffini e a Gruber andrebbe ricordato che il record storico di recupero dell’evasione fiscale lo ha centrato il governo di centrodestra, quello guidato da Giorgia Meloni e col determinante contributo del Viceministro Maurizio Leo”.

E in effetti, la polemica è proseguita anche sul terreno dei numeri.

In un commento pubblicato su Libero Fabio Dragoni ha contrapposto alle dichiarazioni di Ruffini i dati relativi al recupero dell’evasione fiscale, citando i 29 miliardi di euro recuperati nel 2025 rispetto ai 14 miliardi del 2021. 

Nella sostanza, l’articolo evidenziava come la questione sia più ampia della singola battuta televisiva: la lotta all’evasione richiede controlli, strumenti efficaci e responsabilità individuali.

In soldoni, il comportamento fiscale di una persona non può essere dedotto automaticamente dal suo orientamento politico.

Il precedente di Bonaccini: “Chi vota a destra ha studiato poco”

Come detto, qualche mese addietro, si era alzato un polverone per una polemica simile.

Eravamo a fine agosto quando a finire sotto i riflettori erano state alcune dichiarazioni di Stefano Bonaccini.

Durante un intervento ad Albenga, aveva descritto la composizione sociale di una parte dell’elettorato che, negli ultimi anni, ha premiato forze di destra in Italia e all’estero.

Il riferimento riguardava soprattutto le persone con livelli di istruzione più bassi, quelle economicamente più fragili e chi vive nelle aree interne, nelle campagne e nelle periferie urbane.

Le parole dell’ex governatore avevano portato alla vivace reazione del Centrodestra, di Fratelli d’Italia e della premier.

Bonaccini allora aveva risposto spiegando che il suo intervento era stato interpretato fuori dal contesto.

La sua intenzione, ha sostenuto, era richiamare il Centrosinistra alla necessità di rappresentare meglio le fasce popolari e le persone in difficoltà economica, non formulare un giudizio sulle capacità intellettuali di chi vota a destra.