Voto incerto

Elezioni in Israele, Netanyahu avanti (ma senza maggioranza)

Affluenza record e formazioni arabe decisive per il prossimo esecutivo

Elezioni in Israele, Netanyahu avanti (ma senza maggioranza)

Lo spoglio delle elezioni per la 26ª Knesset resta aperto, con un testa a testa tra il blocco guidato dal premier Benjamin Netanyahu e quello dell’opposizione guidato da Gadi Eisenkot.

I dati parziali più recenti attribuiscono circa 55 seggi allo schieramento vicino a Netanyahu e 49 a quello di Eisenkot, mentre le formazioni arabe si dirigono verso quota 16.

Nessuno dei due principali blocchi raggiunge quindi la soglia di 61 seggi necessaria per ottenere la maggioranza nel Parlamento israeliano, composto da 120 membri.

Uno scenario che non esclude un ritorno alle urne, se non si riuscirà a trovare un Governo.

Spoglio ancora decisivo

Le proiezioni diffuse nelle ore successive alla chiusura dei seggi hanno mostrato oscillazioni significative.

I primi exit poll indicavano il blocco di Eisenkot leggermente avanti, con 52 seggi contro i 50 attribuiti alla coalizione di Netanyahu. Con l’avanzare del conteggio, il quadro si è spostato a favore del premier: con circa il 42% delle schede esaminate, i dati pubblicati dalla Commissione elettorale centrale mostravano 57 seggi per il campo pro-Netanyahu, 47 per l’opposizione e 16 complessivi per la Lista Unita a guida araba e Ra’am.

Il Likud è risultato il primo partito nelle proiezioni, con 24 seggi, mentre Yashar, la formazione centrista guidata da Eisenkot, si è fermata a 22. Il leader dell’opposizione ha sostenuto che il voto esprima una sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo uscito dalla crisi del 7 ottobre. Il premier, invece, ha rivendicato il primato del Likud e ha chiesto la formazione di un ampio governo di destra, escludendo un esecutivo sostenuto dai partiti arabi.

Il ruolo delle formazioni arabe

Il risultato delle liste arabe potrebbe rivelarsi determinante per la costruzione di una coalizione. Le proiezioni assegnano alla Lista Unita tra 10 e 11 seggi e a Ra’am circa sette, con un dato complessivo destinato a raggiungere o avvicinare quota 19. Il leader di Ra’am, Mansour Abbas, ha dichiarato che il risultato potrà trasformarsi in una forza politica influente, mentre esponenti dei blocchi contrapposti hanno già discusso della possibilità di un governo sostenuto, direttamente o indirettamente, dalle formazioni arabe.

Tra i partiti della destra, Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir, Shas, Sionismo religioso e Giudaismo unito nella Torah hanno ottenuto risultati sufficienti a entrare nella distribuzione dei seggi. Nell’opposizione, oltre a Yashar, avanzano Together, Democratici e Yisrael Beiteinu. Alcune formazioni minori, tra cui Amcha Yisrael, non avrebbero invece superato la soglia di sbarramento del 3,25%, ma il dato dovrà essere verificato con il completamento dello scrutinio.

Le elezioni si sono svolte dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e tre anni di guerra. L’affluenza definitiva ha raggiunto il 77,7%, il livello più alto dal 1999, superando il 70,6% registrato alle elezioni del 2022. I risultati finali comprenderanno anche le schede espresse nei seggi speciali, allestiti tra l’altro per militari, pazienti ospedalieri, detenuti, diplomatici e cittadini lontani dal luogo di residenza. Il loro conteggio potrebbe modificare la distribuzione provvisoria dei seggi e rendere ancora più complessi i negoziati per la formazione del prossimo governo.