Le linee guida del Piano nazionale di ripristino della natura e del Piano sociale per il clima vanno nella direzione giusta. Il movimento politico Meritocrazia Italia lo riconosce con favore, ma chiede al Governo che i due progetti non si arenino ora che il caldo estremo lascia il passo all’autunno: la crisi climatica non è una parentesi stagionale, e trattarla come tale è il primo modo per non affrontarla.
Superata la scadenza europea di domenica 1 settembre 2024, il Paese non può permettersi che la fase di concertazione interministeriale si trasformi nell’ennesimo rinvio. Investire oggi in prevenzione e resilienza significa evitare che i costi, domani, ricadano moltiplicati sulla salute pubblica e sul sistema produttivo: ogni euro risparmiato ora sul territorio è un debito lasciato alle prossime generazioni. Il rischio che l’applicazione dell’Ets2 finisca per gravare su famiglie e imprese è reale. Ma la risposta non può essere il rinvio della transizione, deve essere il suo accompagnamento con strumenti di tutela reali e già previsti, a partire dal Piano sociale per il clima, la cui dotazione da 9,3 miliardi non ha più alcuna ragione per restare sulla carta.
Le priorità operative e la transizione ecologica
Sul piano operativo, per gli esponenti di Meritocrazia Italia sono prioritari gli interventi di forestazione urbana e di deimpermeabilizzazione dei suoli, indispensabili per contenere le isole di calore nei centri abitati, e l’adozione di fonti idriche non convenzionali, come il riuso delle acque reflue depurate e la desalinizzazione, a supporto di una rete di distribuzione finalmente moderna ed efficiente. La transizione ecologica deve essere equa, rapida e condivisa.
Le misure prioritarie individuate da Meritocrazia Italia
Il movimento guidato dai propri dirigenti di Meritocrazia Italia indica come prioritarie le seguenti misure:
- attivazione immediata del Bonus sociale energia Plus a tutela dei nuclei familiari vulnerabili;
- avvio senza ulteriori rinvii degli interventi di forestazione urbana e deimpermeabilizzazione dei suoli;
- rafforzamento della rete di distribuzione idrica e diffusione di fonti non convenzionali (riuso reflue, desalinizzazione);
- destinazione rapida delle risorse del Piano sociale per il clima al conto mobilità e all’efficientamento dell’edilizia residenziale pubblica.