Il governo italiano ha reagito con fermezza alle dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, riguardo ai voli militari partiti dalle basi Usa in Italia per operazioni legate alla guerra in Iran. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso il suo disappunto per le affermazioni di Rutte, che ha parlato di “500 voli autorizzati”. Nella nota del ministero si sottolinea che il segretario della Nato “confonde i piani e parla senza titolo”. Crosetto ha chiarito che l’Italia autorizza solo voli previsti dai trattati, escludendo totalmente le attività cinetiche, ovvero quelle legate a operazioni militari.
La replica del ministero della Difesa è stata netta: “Sorprende che Rutte faccia una ricostruzione fallace, confondendo la tipologia dei voli autorizzati”. Crosetto ha ribadito che l’Italia ha sempre rispettato gli accordi e che le autorizzazioni riguardano esclusivamente attività di natura tecnica e logistica. “Negli ultimi 75 anni nessuno ha mai messo in discussione quegli accordi”, ha aggiunto il ministro.
Le reazioni politiche
Le parole di Rutte hanno suscitato reazioni anche da parte delle opposizioni. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto alla premier Giorgia Meloni di chiarire la situazione in Parlamento. Giuseppe Conte, leader del M5S, ha affermato che le dichiarazioni di Rutte confermano le preoccupazioni del suo partito, sottolineando che l’Italia non dovrebbe essere coinvolta in una guerra illegittima in Iran. “È doveroso che Meloni fornisca chiarimenti al Parlamento e al Paese”, ha detto Conte.
Nicola Fratoianni di Avs ha chiesto se il governo abbia mentito al Parlamento o se Rutte abbia “preso un colpo di calore”, definendo la vicenda gravissima. Anche Matteo Ricci del PD ha criticato l’esecutivo, affermando che l’Italia è stata trasformata in una “piattaforma di guerra” senza che gli italiani ne fossero informati, mentre il governo si mostrava sovranista sui social.
La situazione si complica ulteriormente con il vertice E5 che Meloni sta per affrontare a Berlino, dove le pressioni politiche interne potrebbero influenzare le sue posizioni internazionali.