Nuova legge elettorale, occhio a come voti…il (grande) fratello Mantovano ti osserva…
Eh sì, perché a Montecitorio, alla vigilia del voto sulla nuova legge elettorale (il voto finale è previsto domani, giovedì 8 ottobre 2026, a scrutinio segreto…), sembra di essere finiti dentro una spy story.
Solo che al posto dei servizi segreti (che qualcuno comunque ha addirittura scomodato) ci sono i gruppi parlamentari, al posto degli agenti sotto copertura ci sono i colleghi di banco e al posto dei microfilm ci sono i telefonini puntati sull’aula.
Il vero protagonista, almeno nei racconti che circolano nei corridoi, è Alfredo Mantovano, fedelissimo di Giorgia Meloni, “primo” consigliere della premier e, forse neanche tropo ironia del destino, sottosegretario con delega ai Servizi servizi oltre a quelle alla Presidenza del Consiglio.

Battute, rumors e indiscrezioni impazzano in queste ore nei corridoi del Parlamento, ma soprattutto fuori, perché “dentro” molti hanno paura a parlare, telefonare, persino a mandare messaggi sul telefonino.
Nuova legge elettorale, occhio a come voti…il (grande) fratello Mantovano ti osserva…
Il motivo? Mantovano in questi ultimi giorni sarebbe diventato agli occhi di alcuni parlamentari una sorta di “Grande Fratello del voto”: addirittura qualcuno è arrivato a convincersi che da Palazzo Chigi si possa sapere in anticipo come voterà ciascun deputato.
Una convinzione, alimentata da tutte queste suggestioni, che naturalmente non trova riscontri ufficiali ed essere così bollata alla stregua di una “leggenda metropolitana”.
Ma il clima che si respira tra i corridoi e i banchi del Parlamento di fatto fotografa in modo piuttosto dettagliato il livello quasi di paranoia che si è ormai raggiunto alla vigilia del voto segreto sulla nuova legge elettorale.
Paura, paranoie e lo spauracchio dei “franchi tiratori”
A raccontare quanto sia diventato surreale il clima è stato Stefano Graziano, deputato del Pd, che nelle ultime ore si sarebbe trovato a tranquillizzare una collega di Fratelli d’Italia visibilmente preoccupata.

Il timore? Che qualcuno possa accorgersi di un eventuale voto “sbagliato”.
La deputata, nel racconto riferito da Graziano, avrebbe espresso la convinzione che questa volta nessuno nella maggioranza possa permettersi di sgarrare, perché da Palazzo Chigi sarebbe possibile tenere sotto controllo il comportamento dei parlamentari.
Graziano, incredulo, avrebbe provato a rassicurarla.
Verso il voto, l’occhio di Mantovano, il monito della premier
Del resto, i gruppi di maggioranza e in particolare i parlamentari di Fratelli d’Italia sono decisamente sotto pressione.
Perché non solo Mantovano monitora. Nei giorni scorsi ad esempio la premier Giorgia Meloni aveva “caldamente” invitato tutti a essere presenti in Aula al momento delle votazioni.

Le conseguenze in caso contrario? “Andare tutti a casa”. Tradotto per gli eventuali assenti, nessuna possibilità di ricandidatura e forse nemmeno del proseguo dell’attività politica.
Così, dentro la maggioranza, è partita una caccia al franco tiratore che ha assunto contorni quasi grotteschi.
Le attenzioni si concentrano soprattutto su chi potrebbe avere motivi per non seguire la linea del gruppo. Ogni assenza viene osservata, ogni capannello interpretato, ogni conversazione intercettata con gli occhi.
Anche le presenze nelle tribune dell’aula sembrano diventare motivo di sospetto: c’è chi teme che qualcuno possa essere lì semplicemente per riprendere con il telefono il comportamento dei deputati e trasformarsi in una sorta di reporter-spia.
E poi ci sono i “controllori” interni. Colleghi incaricati, o semplicemente sospettati di esserlo, di tenere d’occhio gli altri. Deputati che osservano il vicino di banco. Parlamentari che fanno attenzione a chi entra e a chi esce dall’aula.
Una sorta di tutti contro tutti, nel quale il compagno di partito rischia di essere guardato con la stessa diffidenza dell’avversario politico.
“Clima paranoico”, ma fin troppo “tranquillo”, i sospetti del Pd
Il paradosso è che più si cerca di impedire assenze e il voto dei “franchi tiratori”, più il sospetto sembra moltiplicarsi.
L’altro paradosso è che nonostante questa sorta di “pressione paranoica”, il Partito democratico sta denunciando invece un clima fin troppo…”tranquillo”.
Come dalle osservazioni di Federico Fornaro, l’esperto di legge elettorale del gruppo Pd, uno che delle dinamiche di questi momenti parlamentari se ne intende e soprattutto conosce bene la “psicologia” dei voti segreti.

La sua sensazione è quasi opposta a quella che ci si aspetterebbe:
“C’è un clima strano, troppo tranquillo”.
Tanto che il rappresentante dem ha evocato con una metafora efficace, i Vietcong della guerra in Vienam:
“Non annunciavano il proprio arrivo”.
Insomma, come forse potrebbe accadere con i “franchi tiratori” che non mettono i cartelli, non fanno conferenze stampa, non avvisano che stanno per colpire.