Sulla riforma della legge elettorale interviene il movimento politico Meritocrazia Italia per contestare i criteri per la presentazione delle candidature. L’associazione esprime forti perplessità in merito alle modifiche normative, evidenziando il rischio che i nuovi vincoli finiscano per comprimere l’esercizio dei diritti democratici e la reale rappresentanza del corpo elettorale.
I vincoli sulle firme e le criticità costituzionali
Dopo i rilievi evidenziati, nel precedente comunicato, in relazione al profilo della reintroduzione “zoppa” delle preferenze con la salvaguardia dell’establishment di partito grazie alla previsione dei capilista bloccati, il che ritaglia per l’elettorato una possibilità di scelta della componente parlamentare pari solo a circa un quarto dei seggi disponibili, oggi Meritocrazia Italia non può esimersi dallo stigmatizzare la previsione di innalzare da 1.500 a 6.000 le sottoscrizioni necessarie, per collegio, alle forze politiche non presenti in Parlamento, quale meccanismo di dubbia valenza costituzionale, che introduce un ostacolo che rischia di incidere in modo sproporzionato sulla possibilità di partecipare alla competizione elettorale.
Se, infatti, applicata alla presentazione delle liste per la Camera in tutti i collegi, la nuova soglia potrebbe tradursi nella necessità di raccogliere circa 300 mila firme. Ma la democrazia non può essere difesa dalle liste civetta costruendo barriere all’ingresso per chi non è già rappresentato nelle Istituzioni. Appare, infatti, legittima la preoccupazione di contrastare ogni forma di candidatura strumentale e ogni possibile abuso delle regole elettorali. Ma la risposta non può essere una selezione preventiva dei soggetti ammessi alla competizione politica, rendendo quasi proibitivo l’accesso al voto per le nuove formazioni.
Il rischio di asimmetria e privilegi per i partiti presenti
Una democrazia realmente competitiva deve consentire anche a chi oggi non siede in Parlamento di poter chiedere il consenso degli elettori. Altrimenti si rischia di trasformare la rappresentanza già acquisita in un privilegio destinato ad autoalimentarsi: chi è dentro resta dentro, chi è fuori deve superare ostacoli sempre più difficili. È un principio che va oltre gli schieramenti politici e che non riguarda la destra, il centro o la sinistra, ma riguarda il diritto dei cittadini di organizzarsi politicamente e di proporre un’alternativa. Il rischio è ancora più evidente nei territori meno popolosi, dove il peso delle sottoscrizioni richieste può diventare particolarmente gravoso rispetto alla dimensione dell’elettorato. Non va invero sottaciuto come una regola apparentemente uniforme può produrre, nella realtà, effetti profondamente diseguali. Il movimento Meritocrazia Italia invita pertanto il Parlamento a interrogarsi sull’equilibrio complessivo della disciplina: contrastare le liste civetta sì, ma senza trasformare la raccolta delle firme in una prova di sopravvivenza per chi intende entrare nella competizione democratica.
I richiami ai principi della Costituzione italiana
La qualità della democrazia non si misura dal numero di soggetti che riusciamo a tenere fuori dalle urne, ma dalla capacità di garantire regole uguali, trasparenti e ragionevoli per tutti. Il merito politico deve potersi conquistare sul campo, attraverso idee, competenze, programmi e consenso e non può essere deciso a monte da una soglia che rischia di impedire agli elettori persino di scegliere. Non è questa la democrazia contendibile che l’articolo 49 della Costituzione affida alla libera partecipazione dei cittadini. Non è questo il principio di uguaglianza sostanziale dell’articolo 3. E non può essere questa l’idea di partecipazione politica che deve animare una Repubblica nella quale la sovranità appartiene al popolo.
Pluralismo e diritto all’elettorato passivo
Una democrazia sana non dovrebbe temere una nuova formazione politica, ma dovrebbe temere, piuttosto, l’assenza di alternative reali. Perché il merito politico non può essere certificato dalla quantità di firme raccolte, dalla disponibilità economica o dalla dimensione dell’apparato organizzativo, ma deve emergere dalla capacità di convincere i cittadini. Prima le idee. Poi il consenso. Poi la rappresentanza. Non il contrario. Gli esponenti di Meritocrazia Italia si dichiarano a sostegno di una politica aperta, partecipata e contendibile, nella convinzione che il pluralismo non sia un problema da arginare, ma una ricchezza da tutelare. Perché la democrazia non è soltanto il diritto di votare, ma è anche il diritto di poter essere votati. Stop war.