Il nuovo governo dell’Olanda, guidato da Rob Jetten, ha annunciato iniziative concrete per l’esternalizzazione della gestione dei migranti, ispirandosi all’esperimento italiano dei centri di rimpatrio in Albania. In una lettera al Parlamento dell’Aja, il vicepremier Bart van den Brink ha sottolineato che gli elettori chiedono soluzioni credibili e funzionanti per riprendere il controllo sull’immigrazione.
Attualmente, il governo olandese sta considerando due principali strategie: la prima prevede di processare le domande di asilo al di fuori dell’Unione Europea, mentre la seconda consiste nell’istituzione di centri di rimpatrio in Paesi terzi, dove i migranti possano essere temporaneamente collocati in attesa del rimpatrio nei loro Paesi d’origine. Questa logica mira a ridurre il numero di persone da gestire secondo le convenzioni internazionali, evitando così lunghe attese burocratiche.
Secondo i dati dell’Unione Europea, attualmente gli Stati membri riescono a effettuare solo il 28% dei rimpatri previsti, evidenziando la necessità di soluzioni più efficaci. Tuttavia, trovare approcci creativi per affrontare questa problematica si rivela complesso.
Nuove norme Ue per hub migratori
Recentemente, il governo Jetten ha comunicato di aver completato le verifiche legali necessarie per l’istituzione di centri di smistamento delle domande d’asilo e dei migranti in attesa di rimpatrio, concludendo che non ci sarebbero ostacoli giuridici. Questo ottimismo è alimentato dal nuovo quadro normativo dell’Unione Europea, che entrerà in vigore il 12 giugno con il Patto Ue su Migrazione e Asilo, rendendo vincolanti le decisioni di rimpatrio per tutti i Paesi membri.
Inoltre, la nuova direttiva sui rimpatri, attesa per il 1° giugno, dovrebbe legalizzare i centri di rimpatrio extra-Ue. Negli ultimi anni, la pressione politica esercitata dai governi europei, in particolare quelli di destra, per adattare il quadro legale alle priorità degli elettori è stata significativa, e ora i risultati iniziano a manifestarsi.