Se non un attacco diretto, poco manca. Anzi quasi nulla. Nella polemica sul tetto agli stranieri in classe che tiene banco negli ultimi giorni, Giorgia Meloni è passata al contrattacco nei confronti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il cui monito era stato: “La scuola è inclusione, no ai ghetti”. E la premier l’ha fatto ieri sera, martedì 22 settembre 2026, nel giro di “Cinque minuti” da un acciaccato (per una rovinosa caduta) Bruno Vespa su Rai Uno, andando a rispolverare l’attività del Capo dello Stato agli inizi degli anni Novanta, quando nelle vesti di ministro, cita Meloni, firmava circolari che stabilivano già allora un limite numerico in classe: una “norma di buonsenso”, chiosa la Presidente del Consiglio.
“Anche Mattarella ha messo un tetto agli stranieri”
Meloni difende l’ipotesi di introdurre una soglia limite per gli studenti stranieri nelle aule scolastiche. Si parla, è stato precisato, di studenti stranieri o di seconda generazione che hanno difficoltà cn la lingua italiana.
La leader dell’esecutivo ha richiamato direttamente i precedenti normativi del passato, citando le direttive emanate nel triennio 1989-1990 da Sergio Mattarella, all’epoca cinquantenne alla guida del Ministero della Pubblica Istruzione. Il quirinale ha scelto di non commentare la precisazione della leader di Fratelli d’Italia.
Secondo la Presidente del Consiglio, limitare le concentrazioni e redistribuire gli alunni rappresenta un principio di buonsenso pedagogico per impedire la nascita di classi ghetto e favorire l’apprendimento della lingua italiana.
L’opposizione: “Non hanno senso dello Stato”
Le parole espresse dalla presidente del Consiglio hanno provocato l’immediata reazione delle opposizioni parlamentari.
I rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra, insieme alla trentanovenne segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, hanno bollato l’uscita come una provocazione aperta verso la massima carica dello Stato. Dai banchi della minoranza si sottolinea la mancanza di senso dello Stato nel trascinare la Presidenza della Repubblica dentro una contrapposizione di carattere ideologico.
Le forze progressiste evidenziano come le circolari di fine anni Ottanta avessero scopi puramente inclusivi in un quadro dove gli iscritti stranieri rappresentavano lo 0,2% del totale, a differenza dell’attuale 11,6% della popolazione scolastica.
I punti di vista sul provvedimento e i dati sulla scuola italiana
Nel merito della controversia, la premier ha ribadito di non interpretare i recenti richiami del Quirinale sulla centralità della scuola aperta a tutti come una bocciatura.
Al contrario, l’esecutivo intende proseguire l’iter per strutturare la norma entro i canoni dell’ordinamento. Rimane al centro dell’agenda politica l’equilibrio tra la gestione dell’integrazione scolastica e il mantenimento di rapporti armonici tra le istituzioni.