Nel corso della replica in Senato, al termine delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la linea del governo italiano sul conflitto in Ucraina. Secondo la premier, il moltiplicarsi delle provocazioni russe deve essere valutato con attenzione, senza però reagire in modo da offrire vantaggi a Mosca.
Meloni ha sostenuto che Vladimir Putin potrebbe alimentare le tensioni per distogliere l’attenzione dall’andamento della guerra e individuare nell’Europa un nuovo nemico. Per questo, ha detto, occorre restare in allerta, monitorare la situazione e mantenere il sangue freddo. La presidente del Consiglio ha quindi confermato che la posizione italiana non cambia: sostegno a Kiev e pressione su Mosca.
La linea italiana sull’Ucraina
Nel suo intervento, Meloni ha respinto l’idea che la fine della resistenza ucraina possa coincidere automaticamente con la pace. A suo giudizio, una resa aprirebbe invece lo scenario dell’occupazione di una nazione europea e del ritorno di un imperialismo di stampo sovietico. La premier ha ricordato le repressioni di Praga e Budapest e il Muro di Berlino, affermando di non rimpiangere quella fase storica.
La pace a cui l’Italia intende lavorare, ha aggiunto, deve essere giusta e duratura, in grado di proteggere l’Europa e i suoi interessi. Sul fronte dei negoziati, la presidente del Consiglio ha criticato il rischio che Francia, Germania e Gran Bretagna, riunite nel formato E3, procedano senza un mandato condiviso dagli altri Paesi europei.
Il confronto sui negoziati
Per Meloni, la questione centrale non è stabilire chi debba sedere al tavolo, ma capire a nome di chi partecipi e con quale posizione. L’obiettivo, ha spiegato, dovrebbe essere impedire che l’Europa si presenti divisa e offra a Mosca l’opportunità di sfruttare le divisioni interne. Un’azione comune, secondo la premier, consentirebbe invece di parlare con una voce sola.
Durante il dibattito, Carlo Calenda ha chiesto a Meloni di coinvolgere i segretari dei partiti di opposizione e di informarli sulla consistenza delle minacce legate al conflitto. La presidente del Consiglio ha risposto di non essere contraria al confronto, ma ha preferito attendere che l’opposizione trovi una posizione comune sulla quale aprire un dialogo.
Un passaggio specifico è stato dedicato all’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump. Meloni l’ha definita una scelta molto rischiosa: pur riconoscendo la necessità di contenere i prezzi dell’energia per famiglie e imprese, ha sostenuto che l’aumento del costo dei carburanti dipenda soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto in Ucraina.
La premier considera quindi incerto il possibile beneficio sui prezzi e più evidenti i rischi politici ed economici dell’accordo. Tra questi ha indicato una possibile legittimazione di Mosca mentre proseguono i bombardamenti sulle città ucraine, nuove entrate per finanziare la guerra e un indebolimento della pressione delle sanzioni. Elementi che, secondo Meloni, contraddirebbero il lavoro svolto finora dagli Stati occidentali, compresi gli Stati Uniti, per portare Putin al tavolo delle trattative.