La decisione che l’Italia è chiamata ad assumere nelle prossime settimane riguardo all’eventuale utilizzo dello strumento SAFE (Security Action for Europe), il programma attraverso il quale l’Unione europea mette a disposizione degli Stati membri finanziamenti destinati al rafforzamento delle capacità di difesa e delle filiere industriali strategiche, richiama una riflessione che va ben oltre la sola dimensione finanziaria (in copertina Walter Mauriello, presidente del movimento politico Meritocrazia Italia, che propone questa analisi).
Innovazione, sicurezza ed equilibrio finanziario
Il dibattito sviluppatosi attorno a questa opportunità evidenzia infatti una questione destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale negli anni a venire: come conciliare sicurezza, crescita economica, innovazione tecnologica e sostenibilità dei conti pubblici in un contesto internazionale caratterizzato da instabilità geopolitica, trasformazioni industriali e nuove competizioni globali.
Negli ultimi anni l’Europa ha progressivamente preso coscienza della necessità di rafforzare la propria autonomia strategica. Le crisi energetiche, i conflitti ai confini del continente, le tensioni nelle catene di approvvigionamento e la crescente competizione tecnologica tra le principali potenze mondiali hanno evidenziato quanto la sicurezza non possa più essere interpretata esclusivamente in termini militari. Oggi la sicurezza comprende la capacità di garantire approvvigionamenti energetici stabili, proteggere infrastrutture critiche, sviluppare tecnologie avanzate, tutelare sistemi digitali, sostenere la competitività industriale e preservare la resilienza economica e sociale delle comunità.
Lo strumento SAFE e il ruolo del sistema manifatturiero
È in questo quadro che si inserisce SAFE. Lo strumento europeo nasce con l’obiettivo di favorire investimenti condivisi nel settore della sicurezza e della difesa, sostenendo programmi industriali, tecnologici e produttivi ritenuti strategici per il futuro dell’Unione. Una finalità che non riguarda soltanto il rafforzamento delle capacità operative degli Stati membri, ma anche la costruzione di un sistema europeo maggiormente integrato, innovativo e competitivo.
La questione, tuttavia, non può essere affrontata esclusivamente sotto il profilo della disponibilità delle risorse. Ogni investimento pubblico richiede una valutazione attenta degli effetti economici, industriali e sociali che è in grado di generare nel medio e lungo periodo.
Per una realtà come quella italiana, seconda manifattura d’Europa e protagonista in numerosi comparti ad alta specializzazione tecnologica, il tema assume una valenza ancora più significativa. Dall’aerospazio alla difesa, dalla cantieristica alle tecnologie digitali, dalla sicurezza delle infrastrutture alla ricerca avanzata, numerosi settori strategici rappresentano oggi un patrimonio di competenze che può contribuire al rafforzamento del ruolo dell’Italia nelle grandi filiere europee e internazionali dell’innovazione.
L’esperienza di NextGenerationEU per una governance comune
L’esperienza maturata negli ultimi anni dimostra che gli strumenti europei possono produrre risultati rilevanti quando vengono accompagnati da obiettivi chiari e da una visione condivisa. È quanto avvenuto con NextGenerationEU, il programma straordinario varato dall’Unione europea dopo la pandemia per sostenere la ripresa economica, favorire gli investimenti e accelerare i processi di modernizzazione degli Stati membri.
Pur in presenza di criticità e ritardi, quell’esperienza ha mostrato come la cooperazione europea possa trasformarsi in una leva concreta di sviluppo quando viene orientata verso finalità comuni. La sfida che oggi si pone davanti alle istituzioni europee è analoga. Costruire una politica della sicurezza non significa scegliere tra difesa e sviluppo, tra innovazione e sostenibilità finanziaria, tra autonomia strategica e cooperazione internazionale. Significa piuttosto individuare un equilibrio capace di tenere insieme esigenze diverse ma complementari.
Per questo, la vera questione riguarda la capacità di definire una strategia complessiva nella quale sicurezza, industria, ricerca, innovazione e crescita economica concorrano a rafforzare la competitività e la resilienza dell’intero sistema europeo. Gli esponenti dell’organizzazione ritengono che l’Europa abbia oggi l’opportunità di compiere un ulteriore passo nel percorso di integrazione strategica già avviato negli ultimi anni. Perché le risorse disponibili possano tradursi in valore reale sarà però necessario accompagnarle con modelli di governance efficaci, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di superare le logiche contingenti. In un mondo caratterizzato da cambiamenti sempre più rapidi, la vera forza dell’Europa non dipenderà soltanto dalla quantità di risorse che sarà in grado di mobilitare, ma dalla capacità di trasformarle in innovazione, sviluppo, sicurezza e progresso condiviso.