Calcio italiano

Meritocrazia Italia sul caso Malagò: serve stabilità per rinnovare il calcio

Il movimento sollecita stabilità gestionale e presenta sette riforme strutturali per il rilancio definitivo del settore sportivo nazionale

Meritocrazia Italia sul caso Malagò: serve stabilità per rinnovare il calcio

Meritocrazia Italia prende atto della decisione sulla non archiviazione dell’istanza di inammissibilità dell’elezione del Presidente Giovanni Malagò per il presunto difetto del requisito di iscrizione. Il movimento politico non entra nel merito tecnico, ma si concentra sul metodo. Questo approccio evidenzia un Paese precario che non ama la stabilità, persino di fronte a un’affermazione netta come quella del dirigente sportivo. Le dinamiche attuali mostrano una predilezione per le contese di potere a scapito dei doveri civici e personali.

La necessità di una visione strategica per il sistema sportivo

Il dirigente Giovanni Malagò, sostenuto da una maggioranza ampia, deve operare in tranquillità per gestire la crisi del settore. Il movimento Meritocrazia Italia (in copertina il presidente Walter Mauriello) evidenzia che il sistema calcistico ha perso posizioni nelle graduatorie internazionali nell’ultimo decennio. Per questa ragione, l’organizzazione richiede di affiancare alla stabilità una pianificazione di lungo termine, formulando sette interventi per il rinnovamento del comparto.

Dalla gestione dei vivai alle quote per i calciatori italiani

La prima proposta di Meritocrazia Italia riguarda la ristrutturazione dei settori giovanili. Il piano prevede l’obbligo per le società professionistiche di destinare almeno il 15% del fatturato al vivaio, agevolazioni fiscali per il personale educativo, un Albo Nazionale dei Responsabili basato sulle competenze e un tetto al numero di tesserati. La seconda misura punta a tutelare i talenti locali, portando i giocatori formati in Italia da 8 a 14 nella lista della rosa e imponendo la presenza di almeno cinque atleti italiani o formati sul territorio contemporaneamente in campo dalla Serie A alla Serie C, garantendo incentivi a chi investe nei giovani.

Competenze dirigenziali, sostenibilità finanziaria e innovazione arbitrale

La terza proposta promossa da Meritocrazia Italia introduce l’Università Federale del Calcio e un Patentino a punti per la classe dirigenziale, comprendente crediti in materie di bilancio e diritto sportivo. La quarta misura riguarda la stabilità economica, con il blocco del mercato per i club con pendenze fiscali o salariali, il limite agli ingaggi in proporzione ai ricavi e la creazione di un Fondo di Garanzia per gli atleti di Lega Pro e Serie D. La quinta riforma sostiene la classe arbitrale attraverso il professionismo integrato, la possibilità di ricorrere al VAR a chiamata, la diffusione dei dialoghi audio e la trasparenza nelle valutazioni di rendimento.

Dimensione sociale dello sport e rinnovamento della governance

La sesta indicazione dell’associazione Meritocrazia Italia prevede che le società beneficiarie di fondi pubblici investano il 5% del budget in programmi scolastici legati all’inclusione e al contrasto del bullismo. Il settimo punto richiede la creazione di un tavolo di confronto permanente tra la FIGC e la società civile, coinvolgendo famiglie, medici ed educatori. Il movimento augura che i medesimi principi di competenza guidino le votazioni per la dirigenza dell’AIA previste per il 10 ottobre, chiedendo di superare le logiche di fazione per supportare la gestione guidata da Giovanni Malagò.