Il Decreto Sicurezza ha subito modifiche significative riguardo alla norma che prevedeva il pagamento agli avvocati per assistere i migranti nel processo di rimpatrio. Dopo un acceso dibattito e le polemiche sollevate dall’avvocatura istituzionale, il governo ha deciso di apportare delle correzioni al testo originario, approvato con la fiducia.
In particolare, la norma che legava un compenso di 615 euro agli avvocati per il supporto nella procedura di rimpatrio volontario è stata rivista. Il nuovo testo, approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato, prevede che il compenso rimanga, ma non sarà più esclusivamente destinato agli avvocati e sarà svincolato dal buon esito della pratica di rimpatrio.
Il ruolo del Consiglio Nazionale Forense
Il Consiglio Nazionale Forense ha espresso soddisfazione per le modifiche apportate, sottolineando che il testo iniziale prevedeva un ruolo per l’istituzione dell’avvocatura che non rientra tra i compiti a essa assegnati dalla legge. Questo cambiamento è stato accolto positivamente, considerando le preoccupazioni espresse dalla categoria forense.
Il nuovo decreto, che dovrà essere convertito in legge entro il 23 giugno, ora passa all’aula per la votazione, con il voto contrario delle opposizioni. La questione dei rimpatri volontari assistiti continua a essere un tema delicato e controverso, che richiede un attento monitoraggio da parte delle istituzioni.