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Modifiche alla legge elettorale di Meloni prima del voto

Modifiche in vista per la legge elettorale del centrodestra.

Modifiche alla legge elettorale di Meloni prima del voto

La nuova legge elettorale del centrodestra, conosciuta come “Melonellum”, è destinata a subire ulteriori modifiche prima di arrivare in Aula. A pochi giorni dalla presentazione della seconda versione, la maggioranza sta valutando nuove correzioni per affrontare i dubbi di costituzionalità emersi durante i confronti con gli uffici tecnici delle Camere e con la Corte costituzionale.

Secondo quanto riportato da Repubblica, i partiti della maggioranza, tra cui Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, stanno lavorando a una terza stesura del testo, dopo quella depositata il 27 maggio. L’obiettivo rimane quello di portare la riforma in Aula entro il 26 giugno e approvarla prima della pausa estiva, ma i nuovi rilievi potrebbero rallentare il percorso parlamentare.

Questioni controverse

Uno dei nodi principali riguarda il sistema elettorale previsto per il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta. Nella formulazione attuale, i voti espressi in queste regioni non contribuirebbero al calcolo del premio di maggioranza nazionale. Questa soluzione, pensata per tutelare le minoranze linguistiche, potrebbe esporre la legge a contestazioni sul piano costituzionale.

Altre perplessità riguardano i cosiddetti “candidati occulti” inseriti nelle liste collegate al premio di maggioranza. Nella nuova legge sarebbero settanta alla Camera e trentadue al Senato, ma gli elettori potrebbero vedere solo una parte dei nomi. Questo meccanismo, secondo i critici, rischia di violare il principio della piena conoscibilità dei candidati.

Indicazione del presidente del Consiglio

Resta aperta anche la questione dell’indicazione del futuro presidente del Consiglio sulla scheda elettorale. Gli uffici parlamentari hanno suggerito di riprendere la formula utilizzata dal Porcellum, limitandosi a indicare il capo della coalizione. Tuttavia, Giorgia Meloni considera questo punto irrinunciabile e non sembra intenzionata a fare passi indietro.

La riforma era già stata modificata la scorsa settimana, con l’aumento della soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza dal 40% al 42% e l’eliminazione del ballottaggio previsto nella prima bozza. La scelta era stata dettata dalla necessità di evitare possibili censure della Corte costituzionale.

Il sistema rimane proporzionale, con un premio di maggioranza di settanta seggi alla Camera e trentacinque al Senato, una soglia di sbarramento al 3% e liste bloccate senza preferenze. Questo aspetto continua a essere contestato dalle opposizioni, che accusano la maggioranza di voler mantenere un sistema basato su parlamentari nominati dai partiti.

La discussione sulla legge elettorale ha anche un forte riflesso politico sul centrosinistra. Se la norma che impone l’indicazione preventiva del candidato premier dovesse rimanere nel testo, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sarebbero costretti a risolvere in anticipo il nodo della leadership della futura coalizione, un tema che continua a dividere Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Per ora, la maggioranza conferma la volontà di rispettare il calendario. Tuttavia, il fatto che una legge elettorale già riscritta debba essere nuovamente corretta prima dell’approdo in Aula dimostra quanto il percorso della riforma resti complesso e incerto.