Il settore turistico italiano evidenzia cifre in costante aumento. Stando alle rilevazioni pubblicate dall’Istat, nel primo trimestre del 2026 le strutture ricettive della penisola hanno totalizzato 23 milioni di arrivi e 71 milioni di presenze, registrando un incremento rispettivo del 4% e del 7% rispetto al medesimo periodo del 2025. A trainare il comparto sono in primis le presenze estere, che costituiscono oltre la metà del totale. Nei primi tre mesi dell’anno sono stati in particolare i mesi di febbraio e marzo ad accelerare il flusso dei viaggiatori. Gli alberghi rimangono la scelta primaria con 16 milioni di arrivi e 46 milioni di presenze, mentre si registra una forte espansione dell’extra-alberghiero. La permanenza media si stabilizza a poco più di tre notti. Le stime elaborate da Demoskopika per il 2026 prevedono 141,2 milioni di arrivi e 478,6 milioni di presenze.
Cambiamento climatico ed impatto economico sul settore
I mutamenti del clima rappresentano una dinamica articolata che condiziona le Regioni, quasi 500 mila imprese e 3 milioni di addetti, generando circa il 10% del PIL nazionale. La frequenza di fenomeni meteo estremi quali nubifragi, inondazioni e incendi boschivi danneggia le infrastrutture e riduce l’attrattiva dei territori. Si assiste così alla nascita del cosiddetto turismo climatico: i periodi estivi più caldi causano un calo di prenotazioni nelle mete tradizionali a vantaggio del turismo di prossimità o verso zone montane e più miti. Le fasce d’età più giovani, con la Gen Z in prima fila, mostrano la maggiore inclinazione a modificare gli itinerari per ragioni ambientali o per evitare contesti affollati.
Le strategie aziendali tra mitigazione e adattamento
L’industria dell’accoglienza sta rispondendo alla situazione investendo su infrastrutture resilienti, tutela degli ecosistemi e soluzioni ricettive a contenuto consumo di energia. I soggetti imprenditoriali del settore possono muoversi su due direttrici: la mitigazione per contenere l’impatto ambientale e l’adattamento per riorganizzare il modello d’impresa. Diventa fondamentale puntare sulla destagionalizzazione, la diversificazione dell’offerta, la flessibilità contrattuale tramite polizze dedicate ed interventi di efficientamento energetico e risparmio idrico. Il monitoraggio sistematico delle risorse consumate e l’adozione di certificazioni green permettono di gestire l’emergenza ed intercettare la clientela più sensibile all’ambiente.
La proposta di Meritocrazia Italia per le aree urbane
Gli interventi di mitigazione coinvolgono la trasformazione del tessuto cittadino mediante la piantumazione di alberi maturi, la realizzazione di pareti e tetti verdi e la creazione di rifugi climatici. Il movimento politico Meritocrazia Italia sollecita un impegno immediato delle istituzioni per scongiurare che centri urbani come Roma affrontino, secondo le proiezioni al 2050, perdite economiche ingenti ogni anno. Secondo Meritocrazia Italia è prioritaria una politica strutturale per dotare i centri urbani di una governance climatica definita, basata su una Strategia di Adattamento al Cambiamento Climatico e un Piano del Verde. L’organizzazione sostiene l’integrazione tra sostenibilità e regolamenti edilizi, richiamando casi virtuosi come il BAM di Milano, per ridurre l’impatto dei raggi solari, mitigare i rischi economici e tutelare i cittadini più anziani e i soggetti fragili.